Ballet du Capitole de Toulouse: la danza consacrata al genio coreografico

Due geniali talenti coreografici, Angelin Preljocaj e Jiří Kylián, magistralmente interpretati dal Ballet du Capitole de Toulouse, per celebrare sul palco del Teatro Ristori di Verona l’apertura della stagione 2012/2013. In esclusiva italiana la compagnia francese, sotto la recente direzione di Kader Belarbi (già étoile del Ballet de l’Opéra di Parigi), piegata e plasmata al genio coregrafico restituisce tutto l’incanto e l’eccellenza dei due pezzi originali.

stravaganzaLa serata si apre con La Stravaganza, coreografia del 1997 commissionata ad Angelin Preljocaj dal New York City Ballet.
L’esecuzione è perfetta. Tre coppie si intrecciano su musiche di Vivaldi, seguono fluide le note, saltano (sissonne a regola d’arte, sincroni, elevati) come cerbiatti. Ma un secondo fondale si solleva spalancando una finestra nel tempo, facendoci entrare in un quadro di Velazquez dove altre tre coppie si muovono rigide sulle note scandite di Parmerud. Ed è già qui la ‘stravaganza’ di queste marionette dagli abiti antichi che si muovono sulla modernissima musica elettronica rompendo un’atmosfera idilliaca e incantando al contempo. Le coppie cominciano a mischiarsi, studiarsi, conoscersi, sempre rispettando il proprio essere – fluidi i primi, asciutti i secondi. Si scoprono mondi, si brama l’altro, lo si respira, tocca, cerca, il tutto in una cornice che non vede mai sbavature, ma scorre in un flusso placido e preciso come un sogno. Le mani danzano anch’esse, spezzandosi, roteando, sfiorando, intrecciandosi. Meraviglioso il duo maschile, uguale elevazione, identica roboticità, perfetti antichi esecutori. Dolcissimo il duo misto, l’esplorazione dei due mondi, la triste inquietudine dell’’altro’. E la musica segue ogni movimento, ogni gesto, ogni sguardo, fino alla rasserenante ricomposizione iniziale.

psalmsSegue uno dei primi lavori del coreografo ceco Jiří Kylián, Symphony of Psalms, del 1978, su musiche di Stravinskij.
È subito percepibile l’aura sacra che pone questa coreografia fuori dal tempo. I tre salmi a cui Stravinskij si rifece – 38, 40 e 150 – culminano in una lode a Dio musicale e coreutica. Il giovane coreografo fa intrecciare i danzatori in canoni continui, li apparta come statue adoranti, li piega come creature timorate, li tende come strumenti di Dio. I sedici ballerini in scena si muovono leggeri, la loro danza è controllata, triviale in alcuni passaggi, le linee precise formano continue scene sacre. I corpi vengono plasmati ancora una volta dalla musica, in un insieme sempre calibrato, come un’intima preghiera. Lo spazio scenico finale ci riporta a quell’intimità personale, una chiesa vuota, la luce che illumina una sedia. E allo spettatore non resta che ammirare l’ineffabile.

Lara Crippa

Ballet du Capitole de Toulouse, visto al Teatro Ristori di Verona il 20/12/2012

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