Clownerie, capricci e vanità nel gesto poetico

20121231-104901.jpgAristotele innesta nella sua Fisica una riflessione dedicata all’anima, che in quanto “forma incorporata nella materia” non è oggetto di riflessioni astratte. E per definirla conia il concetto di entelechia, il “fine interno” che gli organismi hanno scritto nel proprio Dna – diremmo oggi – e che ne informa il movimento come “atto primo”. Virgilio Sieni muove dal testo aristotelico per affrontare un interrogativo sul senso del movimento, offrendo una chiave ironica e delicata come evidenza dell’intimo.
Il suo De Anima – che ha debuttato alla Biennale Danza 2012 – è un gioiello raffinato e ironico, intimo e di una precisione mai forzata. Ogni movimento appare inscritto in un quadro di levità meditata, densa di rimandi all’immaginario degli arlecchini picassiani, ma per cesello e precisione forse più vicina ai capricci settecenteschi. Lo spettacolo sembra sintetizzare un respiro giocoso, con qualche accenno alla clownerie, e una capacità di astrazione metafisica. Sieni prende per mano i corpi che vivono e pensano, per stare alle funzioni aristoteliche, e li proietta sulla scena come piccoli esperimenti di equilibrio. I danzatori rincorrono un’ombra, un filo d’aria, uno scarto armonico minimo o anche un silenzio teoretico per raggiungere un punto vuoto, inutile come gli altri. È una sintesi di allusioni in vitro, per tentare di catturare un discorso sull’anima e dunque sul senso di ciò che vive.
Il coreografo però non sembra concentrare l’attenzione sulla funzione intellettiva, che è propria dell’uomo, ma sembra attratto più da quella che Aristotele indica come la “funzione sensitiva”, che comprende sensibilità e movimento, ma non per questo la dialettica dei corpi viene limitata. Anzi, questo De Anima è un costante rimando di slanci e sospensioni: i danzatori piombano sulla scena e si compongono in un’icona tanto ieratica quanto instabile. Sembrano cercare non una posizione, ma “la” posizione che rappresenti l’equilibrio e che li renda sintonici. I giochi coreografici elaborati da Sieni alternano movimenti sincronici e speculari, oltre a liberare l’energia individuale, in un concerto morbido e precisissimo di stati dell’anima o di impressioni danzate. E accanto ai corpi che incarnano i passi, il coreografo inventa un’ironica ombra nerovestita che accompagna e irride quegli stessi corpi che dovrebbero averla generata.
Ancora una volta Sieni è maestro di equilibrio poetico e utilizza con sapiente leggerezza le tensioni e le linee dei corpi, mescolando Bach e il silenzio, per arrivare a sparigliare le carte con un finale squassato dai Rolling Stones. Come in un gioco delle vanità.

Giambattista Marchetto

“De Anima”, Compagnia Virgilio Sieni, visto al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il 20/12/2012

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