Gironzolando per l’onirica Amarcord

amarcord_brazzoFondale scuro, costumi grigi, ballerini che scorrono come in una vecchia pellicola, finchè lo sguardo si posa su quelle curve rosse, sinuose. E quella voce che “gironzola e vagola” per catapultarci nello spettacolo e nel ricordo. A quarant’anni dal film e venti dalla scomparsa del suo grande regista, Luciano Cannito omaggia l’Amarcord di Federico Fellini riallestendo l’omonino spettacolo del 1995. E lo fa con delicatezza, senza prendere il sopravvento registico, ma orchestrando i suoi ballerini con precisione e armonia.

Le scene scorrono sul palco aiutate da pochi ma suggestivi elementi scenografici: il tavolo da pranzo di casa Titta in memoria delle amorevoli sfuriate nelle case italiane, il rosone della chiesa e le continue confessioni giovanili, il volto di Mussolini e le parate militari, ma anche la curiosità del popolo, i soprusi, le ribellioni. E non c’è solo l’Italia spensierata, nostalgica, carica di speranze e di voglia di vivere. C’è anche la dimensione onirica con i suoi pavoni e le feste al Grand Hotel, i sogni dei giovani per le fresche avvenenze e la lotta al sistema, i desideri di fasto delle gran signore e cortigiane.

Anche per chi non ha visto il film si evidenziano subito i ruoli e la storia, e viene voglia di andarsi a vedere o rivedere l’originale, il che denota un omaggio pienamente riuscito. Nonostante manchi la parola, quell’accento cadenzato emiliano, le musiche di Rota segnano ogni passaggio insieme alla nostra memoria. I ballerini della compagnia DANZITALIA diretta da Cannito si piegano ai loro ruoli con tecnica e morbidezza. Curate le dinamiche d’insieme, pulite le linee, forte l’espressività. Intensa Rossella Lucà nel ruolo della madre, a Gradisca (interpretata dalla prima ballerina Sabrina Brazzo) manca qualche curva che viene ricompensata con flessuosi développé alla seconda, e Titta (il protagonista alterego di Fellini interpretato da Nicolò Noto) possiede tutta l’irruenza giovanile con i suoi impeccabili tour en l’air e forse più attenzione allo stupore tecnico che all’espressività del volto.

Le coreografie sono sempre riuscite nelle dinamiche di gruppo, semplici, efficaci, ricalcano di volta in volta lo spirito militare, l’erranza giovanile, il pathos del popolo. Dalla Rimini degli anni Trenta, alla Bologna d’oggi. Si sorride nel riconoscersi nel ricordo di un’Italia carica di speranze, di sogni, semplice e verace; rimane la nostalgia di un’innocenza perduta che l’arte riesce ancora ad evocare.

Lara Crippa

“Amarcord”, DANZITALIA Italian Touring Company, visto al Teatro Duse di Bologna il 29/01/2013

Info prossime date: http://www.lucianocannito.com/#!amarcord

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