La bellezza dolce e oscura di Notre-Dame

NotreDame_PetitVedere Roberto Bolle ingobbito e deforme tra  gitani vestiti Yves Saint-Laurent e saper tuttavia rendere l’ottusa oscurità medievale è frutto solo della maestria coreografica di Roland Petit. Accade in Notre-Dame de Paris, la sua prima creazione per l’Opéra di Parigi nel 1965, perfetta commistione tra l’eredità dei Ballets Russes e il suo tipico espressionismo descrittivo.

L’opera coreografica interagisce così con il piano letterario del romanzo di Victor Hugo, le musiche di Maurice Jarre, i costumi di Saint-Laurent e la scenografia originale di René Allio nella produzione del Teatro Bolshoi di Mosca che ha debuttato alla Scala con la coppia Bolle-Osipova nei ruoli principali.

La scena si apre su una Corte dei Miracoli sgargiante che riempie il sagrato e le strade. Il corpo di ballo si muove tra acrobazie, insiemi e virtuosismi per introdurre la temuta dimensione sacrale e il suo ospite deforme. Quasimodo e il suo carceriere Frollo, il prete invidioso, iracondo, geloso, accecato di passione per la bella Esmeralda, interpretato con tecnica e precisione da Mick Zeni (che avevamo già ammirato nel ruolo di Frate Lorenzo nella precedente produzione del Roméo et Juliette di Sasha Waltz).

Oltre al perfetto impianto artistico c’è poi tutto il giovane Petit con quei gesti semplici reiterati mimetici. Le mani degli zingari sono tamburelli a sonagli, seni prosperosi come simbolo di provocazione, una spalla sollevata e inerme basta a sostituire quella gobba deforme. Il corpo di ballo introduce come un coro la vicenda e i suoi protagonisti: tre uomini  ‘diversamente’ innamorati della conturbante Esmeralda. Dall’amore dissacrato di Frollo a quello carnale dell’apolinneo capitano Phoebus (Eris Nezha) alla tenerezza riconoscente di Quasimodo (Roberto Bolle). Esmeralda, donna ‘petitiana’ interpretata con dolcezza e determinazione dalla bella e brava Natalia Osipova, passa tra le braccia dei suoi amati plasmando la sua natura seducente. Incantevoli i due passi a due con Phoebus e Quasimodo, corporale e provocante il primo, tenero ed empatico il secondo, entrambi tecnicamente ineccepibili.

Anche il corpo di ballo viene messo alla prova da Petit sul piano della tecnica, con ripetizioni di salti, tripli tours en l’air, pirouettes in dinamiche sincroniche. Accompagnano la storia come comunità narrante e partecipe agli eventi drammatici. Sono a turno i paesani, gli zingari, i folli, gli arcieri, le prostitute. Efficace e potente la scena finale, con tutti i danzatori vestiti di nero in un sabba foriero di morte, epilogo della tragica vicenda quando il palco si trasforma in un camposanto di ordinate oscure tombe umane.

Roland Petit semplifica la storia, la epura di personaggi quali Fleur-de-Lys (la fidanzata di Phoebus) o  Gringoire (anch’egli innamorato di Esmeralda), focalizzando l’attenzione sul destino tragico dei suoi protagonisti, sull’incomprensione, le passioni accecanti, l’egoismo e il possesso, la gelosia, ma soprattutto sulla diversità che rende l’uomo incompreso e irrimediabilmente solo.

Lara Crippa

“Notre-Dame de Paris” di Roland Petit, visto al Teatro alla Scala di Milano il 10/02/2013

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