Short Time II seleziona Brigel Gjoka per una creazione del MaggioDanza

©MarcoBorrelli_BrigelGjoka_SWTHSi è conclusa la seconda edizione di Short Time, vetrina coreografica per giovani talenti. Tra i nove autori selezionati la giuria ha premiato l’albanese Brigel Gjoka per la sua creazione SWTH. Il premio consiste nella prestigiosa opportunità di creare una nuova opera all’interno del cartellone di MaggioDanza 2014.

Ecco qualche accenno di una già strepitosa carriera. Brigel Gjoka, dopo il diploma presso la Scuola di Balletto di Tirana, si è perfezionato presso il Cannes Jeune Ballet in Francia. Nel 2006 è assunto come solista nel Ballet du Rhin; tre anni dopo è solista allo Staatstheater di Mainz. Nel 2010 entra nel Netherlands Dance Theater, per un anno, prima di diventare membro della Forsythe Company, dove è attualmente impegnato. Il 2008 e stato l’anno del suo debutto coreografico, con Loin demon Aigle per il Ballet du Rhin e Naissance per la Compagnia Leggere Strutture. Nel 2009 Gjoka crea Evo-Rivoluzione per il Cannes Jeune Ballet; nel 2011 Pascal Touzeau lo incarica di comporre la musica per Tears on Scriptease (Staatstheater Mainz). Nel 2012, in collaborazione con Leggere Strutture, e il supporto di Tonino Lamborghini, crea Front to Confront, e Bis-Fragment, per il Robot Festival e Arte Fiera Off. Nel 2013, con il regista Stefano Piciche, e il sostegno del Goethe Institute of Malaysia, ha creato Corpo Vs Macchina un progetto di ricerca sperimentale e di tecnologia e umano.

Così Gioka descrive il suo pezzo vincitore: “La creazione di SwTh corrisponde ad una migrazione di idee.Sin dalle prime battute della coreografia, ho pensato a come potevo presentare, in senso dialettico, l’immediatezza tangibile della realtà e il subconscio, e come questo confronto potesse essere realizzato in un tempo molto breve, uno short time, appunto. Si è trattato di una vera sfida. Volevo porre l’uno di fronte all’altra l’idea e l’immagine dei ricordi del passato mentre si riflettono in un possibile futuro. Ma ho dovuto fare i conti con quanto sia difficile, per la nostra mente, cancellare i diversi strati di conoscenza che si accumulano con il tempo. Volevo cogliere la diversità di questi dati di partenza, fonderli in uno, strutturarli in un insieme coerente, in grado di rendere autentica, sensibile, l’identità della coreografia, della quale l’esecutore e la componente principale. Perché egli confronta se stesso in condizioni molto diverse. All’inizio del mio pezzo, il danzatore è come trattenuto dal peso delle diverse consapevolezze che trascina con  sé. Eppure, nonostante queste incombenze, egli si muove, e il suo movimento sgretola i confini degli spazi che lo accerchiano; anzi, lui stesso ne crea di ulteriori. E mentre cerca di delimitare e contenere lo spazio che trova di fronte a sé, in diverse situazioni, il danzatore costruisce una nuova diversità di spazi e volumi. Cosi estende i limiti che gli sono posti davanti, trova nuove definizioni di sé e del proprio agire, e ancora nuovi blocchi, o divieti. Questa figura, che si muove nelle prime battute del pezzo, e una sorta di contrappunto all’insieme del brano, e il tempo presente viene come sommerso in un continuo flash back di ricordi. Nel costruire la forza di questo personaggio, che interroga la mia e la sua curiosità nel correre indietro nel tempo, sono stato in qualche modo ispirato da Seth che, nella mitologia egizia, e un personaggio di grande importanza: viene definito ‘Il Dio della Tempesta’, ‘Il Protettore del Sole’. In ogni caso non volevo entrare nello specifico delle tematiche relative alla mitologia, non volevo mescolare il mio percorso con l’iconografia e la dimensione narrativa che sono proprie del mito. Seth è solo un nome, un’immagine di fantasia che funge da guida in questa coreografia. Mentre si pone degli interrogativi, Seth cerca una compensazione o un nuovo collocamento, e ulteriori elementi migrano verso lo stesso problema. Cosi, ad esempio, ho deciso di coprire le tavole del palcoscenico, in modo da non creare alcuna differenza tra la collocazione ‘giusta’ e una qualsiasi altra. In questo modo si perde la nozione stessa di posizione, si crea un senso più acuto della gravita; così il danzatore si vede costretto ad aumentare i livelli dinamici per la costruzione di una nuova architettura. Una fresca carica di energia investe il pezzo, lo sgretola, e ciò che noi vediamo, alla fine, e l’inizio dello stesso, in un eterno distruggere per ricostruire”.

 

Vedi l’articolo passato sul contest Short Time II:
https://paroledidanza.wordpress.com/2013/02/19/grande-attesa-per-il-contest-coreografico-short-time-ii-ideato-da-francesco-ventriglia/

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