Il corpo scenografico di Birgit Cullberg

Omaggio_Birgit_CullbergScena spoglia, corpi che con gesti asciutti raccontano antiche storie, movimenti ampi che avvolgono i secoli e li inglobano. È intenso Omaggio a Birgit Cullberg, lo spettacolo curato da Giuseppe Carbone per far conoscere questa donna incredibile che ha forgiato la danza svedese e ha tramandato al figlio – sì, Matz Ek – oltre che alla storia, un vocabolario espressivo diretto, immediato, moderno. Scopriamo così una contemporaneità del gesto, un movimento preciso e ‘terreno’, incastonato tra l’eredità Graham e la trasmissione di quelle ginocchia meravigliosamente piegate nei pliès alla seconda o nei flex degli attitudes. Donna immersa nel Novecento (1909-1999), la Cullberg utilizza compositori a lei contemporanei – Stravinsky, Rosenberg, Prokofiev – con precisione narrativa, descrivendo con ironia e compassione le pieghe dell’animo umano.

L’Omaggio è costruito efficacemente con la scelta di tre composizioni emblematiche per diversità e interpretazione. Il trittico proposto viene presentato in ordine temporale da alcuni ballerini del Teatro alla Scala unitamente alla piacevole sorpresa di due giovani dell’Eko Dance International Project (la compagnia di Pompea Santoro, grande danzatrice del Cullberg Ballet).

Il programma comincia così con una commedia all’italiana, una divertente rivisitazione di Pulcinella e Pimpinella su musiche di Igor Stravinsky, interpretata dai solisti Maurizio Licitra – un po’ sardonico e un po’ affaticato – e da una fresca e maliziosa Antonella Albano. Il secondo brano ci ha conquistati: Adamo ed Eva sulla difficile partitura della svedese Hilding Rosenberg. Pezzo costruito con semplicità, descrittivismo, ironia, ma al contempo profondo, umano, empatico. Nessun elemento scenico, eppure la mela, l’albero, la terra sono lì. La gestualità quasi ferina di un ingenuo Adamo, Eva bloccata nella dannazione, la rabbia terrena che si traduce nelle tristi dinamiche accusatorie, fino ad incriminare e disconoscere lo stesso Dio. I giovani interpreti diventano un tutt’uno con la musica, in sincronia perfetta. E Andrea De Marzo è una bellissima scoperta per fisicità, tecnica, potenza, interpretazione.

Cullberg_Adamo_Eva
Conclude il trittico Romeo e Giulietta suite, una carrellata un po’ tranciata (soprattutto musicalmente) della nota versione di Prokofiev. Anche in questo pezzo manca completamente la scenografia, ma i ballerini stessi si trasformano di volta in volta in balconi, camere da letto, confini d’esilio, quasi oggetti bidimensionali che marcano la divisione dello spazio e del dramma famigliare. Spiccano gli interpreti maschili per tecnica e linee – quadruple, quintuple  pirouettes perfettamente finite, notevoli elevazioni , bella sincronia. Si distingue inoltre il Mercuzio di Federico Fresi per forza interpretativa e ironia, quasi un giullare che sovrasta la scena. I due innamorati, sebbene interpretino con dedizione i loro ruoli, mancano di sintonia. Mick Zeni (Romeo) – ammirato ultimamente al Teatro alla Scala per le struggenti e virili interpretazioni – appare qui distaccato, mentre a Beatrice Carbone (Giulietta), intensa interprete, manca quella freschezza adolescenziale che necessita la protagonista e quella componente ‘uterina’ di derivazione Graham che piega la danza e muove chi la osserva. Il disegno coreografico vibra di una sensibilità delicata: toccante la comunicativa semplicità dell’atto d’amore, con le gambe che inizialmente si conoscono con un tenero gioco di piedi, per avvolgersi poi in un tentacolare amplesso e risvegliarsi infine in un intreccio di morte.

Lara Crippa

“Omaggio a Birgit Cullberg”, visto al Teatro Sociale di Rovigo il 17/03/2013

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