Tecnica e bellezza da Vienna, capitale di eccellenza cosmopolita

wiener_staatsballettUna serata di rara bellezza e respiro. Corografie che poco si vedono in Italia, come sono poche le compagnie che si possono permettere un programma di tale intensità e caratura. I giovani danzatori del Wiener Staatsballett si sono presentati sul palco del Teatro Ristori di Verona esibendo tecnica eccellente, dinamica, musicalità, eleganza.
Davvero esclusivo il programma ideato dal direttore artistico Manuel Legris  (già étoile del Ballet de l’Opéra de Paris) per la serata – una esclusiva italiana – con la matrice neoclassica a fare da filo conduttore tra i quattro brani coreografici e l’arduo banco di prova per i primi ballerini, solisti e membri del corpo di ballo presenti.

Apre le danze il coreografo più giovane, l’inglese David Dawson con A Million Kisses to my Skin, composizione nella quale le linee si tirano fino a spezzarsi, i busti si aprono come uccelli che spiano il pubblico, le note di Bach inseguono i danzatori incalzandoli tra pirouettes, equilibri, grandi salti. Nonostante le dimensioni del palco limitino in certi punti il dispiegarsi coreografico, i ballerini attendono sospesi la loro nota, la incalzano fino a domarla, giocano con le rapide e precise dinamiche dei loro corpi.

Segue William Forsythe con i suoi off-balance, i piccoli precisissimi passaggi che tirano il corpo in direzioni opposte, lasciando il danzatore in bilico tra le forze finché i muscoli non ricreano un nuovo sospeso dinamismo.  Ad affrontare le provocazioni tecniche di The Vertiginous Thrill of Exactitude – il titolo è come sempre programmatico – e la musica di Schubert, tre donne e due uomini, tra cui notiamo con orgoglio Davide Dato, giovane talento italiano (formatosi però a Vienna…) che taglia il pezzo con potenza impeto controllo, tecnicità perfetta.

Cala la notte, i muscoli guizzanti vengono ricoperti da abiti impalpabili e tessuti preziosi, le prese si addolciscono: sono i Notturni di Chopin suonati dal vivo per In the Night di Jerome Robbins. Tre coppie danzano il loro amore, la passione, l’inseguimento, l’abitudine, fino ad un finale di scambi più o meno probabili. Gli energici danzatori si ammantano di romanticismo, nobili ed elegantissimi.

Chiude la serata Bach Suite III di un altro americano, John Neumeier, nel quale svetta letteralmente la prima ballerina russa Olga Esina, lunga e magicamente impalpabile, perfetta per altezza delle gambe, pulizia dei giri, collo del piede, che si trasforma in una piuma tra le braccia e gli equilibri del suo partner, mentre i suoi arti vivono di vita propria, danzano la poesia musicale, creano coreografie parallele.

Alessandra Ferrari

Wiener Staatsballett, visto al Teatro Ristori di Verona il 11/05/2013

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3 comments

  1. Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

  2. Pingback: Tecnica e bellezza viennese al Teatro Ristori di Verona | Parole di Danza

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