Aterballetto tra tecnica e joie de vivre

L’Aterballetto è parte della storia della danza italiana e tra le pochissime realtà che siamo riusciti ad esportare negli anni. La compagnia ci è cara, siamo cresciuti insieme ad essa, seguendone i passaggi nell’avvicendarsi dei direttori artistici che mai ne hanno snaturato la ricerca di innovazione e visibilità. Negli ultimi anni l’abbiamo vista tentennare, fare a volte scelte di sopravvivenza commerciale, ma finalmente rivediamo oggi i suoi giovani danzatori ricercare una qualità che andava sbavando.

workwithinwork_ATERSotto l’attuale direzione di Cristina Bozzolini, entusiasta promotrice dei suoi giovani danzatori, la serata ha presentato due coreografie di non facile esecuzione: le prove tentacolari di William Forsythe e i passaggi ironici di Mauro Bigonzetti. Di Forsythe una nuova produzione per la compagnia: wokwithinwork, coreografia sulla difficile musica per violini di Luciano Berio. Forsythe si diverte come sempre a tendere i ballerini, spogliarli di ogni orpello, farli emergere da un anonimo fondale in body e muscoli per colorare la musica, cavalcarla, suonarne le note; i corpi si tendono come archi, la tecnica diventa precisissima, calibrare la forza risulta l’ostacolo più arduo. Si tende a tratti a farsi prendere da quella forza, a non domarla, mozzandone le geometriche dinamiche, ma nel complesso la compagnia dà prova di adeguata precisione e sincronia.

rossini_cards_ATERCertamente di più facile lettura Rossini Cards, coreografia di Bigonzetti del 2004 che celebra il geniale spirito di Gioacchino Rossini. Alcune scene sono note al pubblico, entrate quasi nell’iconografia dell’immaginario. La tavola imbandita dove le movenze delle braccia diventano parte delle stoviglie, dei brindisi, delle conversazioni. La delicata scena d’amore che si svolge quasi interamente a terra, scorrendo uno nel ventre dell’altro, sostenendosi nel sacrificio del dono. Risaltano finalmente gli uomini nel passo a due maschile dove una splendida musicalità rende sincrona la diversità, con semplici ma incantati equilibri, con passaggi fluidi e ironici. E nel finale ecco l’esplosione nell’omologazione di un abito nero che non nasconde l’individualità nè il genere, con le luci che inseguono e cadenzano i giochi coreografici, un crescendo corale nel quale si corre a perdifiato e le donne vengono gettate in aria come pupazzi che si avvolgono in un’esuberante joie de vivre.

Lara Crippa

Aterballetto, visto al Teatro Verdi di Padova il 12/05/2013

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3 comments

  1. GP

    Reblogged this on misentopop.

  2. Pingback: Aterballetto: l’orgoglio italiano nei teatri veneti | Veneto blog

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