La danza racconta l’anima capace di abitare il mondo

Biennale_danza_2013Vivere una città come Venezia è abitare un mondo, un microcosmo di calli che si intersecano come i suoi edifici per aprirsi in spazi aperti in cui lo sguardo viene frastornato e deliziato da colorati terracielo incastonati tra lussuosi palazzi signorili, corsi d’acqua, cortili, campielli, e sfociare libero nel respiro della laguna. Abitare il mondo, il progetto di Virgilio Sieni – nuovo direttore di Biennale Danza – per Biennale College, non poteva meglio raccontare e vivere la città veneziana con lo sguardo del foresto. Lontana da ogni richiamo nobiliare, esclusivo e altolocato, la danza diventa visibile a tutti, attraverso una serie di percorsi che ricalcano le dinamiche della città, in cui tutto si mescola, lo spazio il tempo le lingue, e in cui ognuno crea il proprio ritmo, il proprio percorso, le proprie emozioni.

Sono sei i percorsi proposti – Prima Danza, Invenzioni, Agorà, Vita Nova, Visitazioni, Atleta Donna – frutto della selezione di un centinaio tra coreografi, rinomati o promettenti, e danzatori, professionisti o aspiranti. E non poteva essere solo danza, ma una tre giorni (28/30 giugno) affiancata da incontri con studiosi di scienze umane (David Le Breton, Marco Aime, Marco Martella), la possibilità di visionare due spettacolari documenti video degli anni Settanta appositamente restaurati (Steve Paxton che danza con Lisa Nelson, e Antigone del Living Theatre), nonché brevi ed essenziali disegni animati del pittore Giacomo Piussi ad introdurre i vari capitoli danzati.

Attraverso il programma si disegna una giornata di esperienze danzate – il nostro percorso è di sabato 29 giugno e si apre con due giovani coreografe del progetto PRIMA DANZA. Sara Dal Corso ha eseguito tutti i passaggi dovuti, ha sapientemente usato lo spazio della Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (finestre, pavimento, nicchie), ha connotato le aree utilizzate con oggetti e movimenti consoni (lavoro del busto e specchietti riflettenti, palloncini gravità ed equilibri), ha esplorato i ritmi e le sospensioni del proprio corpo scandendo l’intero pezzo con lo sguardo e il respiro. Anche Caterina Basso è riuscita nel suo intento di ricerca, nel suo lavoro di fragile e solitaria delimitazione spaziale, nella visualizzazione di bicchieri invisibili, di nonsense.
Tutto equilibrato, pulito, ben eseguito, eppure si rimane perplessi, e per entrambe si ha l’impressione di spiare nella ricerca personale senza trovare agganci emozionali.
In ascolto_Sieni
Poi si passeggia fino al Teatro La Fenice, si sale nella sala prove del loggione e si assiste ad uno dei progetti di VITA NOVA, dedicato ad alcune giovani adolescenti, e il cuore si spalanca. In ascolto e Baudelaire di Virgilio Sieni (visti recentemente al festival VIE di Modena) ci riportano alle dinamiche della danza, all’incanto creativo, ad una vera poesia del gesto. In ascolto è un duo di ricerca e conoscenza; due fanciulle che in sintonia e sincronia esplorano i propri schemi per acquistare la fiducia necessaria a superarli. Con un cenno d’intesa, un guizzo di curiosità e una dolcezza disarmante, le due giovani procedono fiduciose nel loro percorso di ricerca, senza mai rinunciare a tecnica e qualità, sfiorandosi, sostenendosi, accelerando il battito. Segue Baudelaire che vede ancora le due giovani affiancate da altre due coetanee, tutte e quattro longilinee, slanciate, capelli lunghi, coda di cavallo per un’armonia estetica che inneggia alla bellezza. Il confronto si fa più forte, gli schemi classici fanno capolino, il ritmo si serra. Ai quattro angoli le giovani trasformano il palcoscenico in un ring dove sperimentare, sostenersi, esplodere di energia.

Ancora al Teatro La Fenice, si scendono le scale e ci si ritrova nella sontuosa Sale Apollinaire dove lo spettatore si trova ad assistere al paziente lavoro di cinque merlettaie, ultime testimoni di un mestiere in via di sparizione per la sua lentezza, per un ritmo impossibile al digitale. Le coordina e coreografa Ambra Senatore nell’ambito del progetto RIVISITAZIONI. Le merlettaie sono autentiche, le loro vesti, il loro ingioiellamento, ma si è persa la genuina bellezza di queste donne e di questo mestiere, innaftalendo in una gestualità artificiosa che stride a chi ha in mente la spontaneità paziente e cantilenata dei ritmi veneziani.

Biennale2013_Atleta Donna
Lasciata La Fenice ci si dirige al Conservatorio Marcello, e tra le due istituzioni ci si imbatte nel percorso ATLETA DONNA, teche trasparenti calate nei campi veneziani, dove cinque interpreti hanno colto la sfida di imprigionarsi per tre ore ad esplorare i propri confini. Approdati al Conservatorio si ringrazia la bellezza dell’edificio; autore del capitolo INVENZIONI è Arkadi Zaides, ma distogliere l’attenzione da un edificio veneziano è un’ardua sfida e, se lo si coniuga poi al concetto di eterotopia, bisogna saperlo sostenere. Meravigliosa intenzione, ma la danza non perdona e il risultato è il contrario dell’intenzione. La studio Other spaces non è purtroppo sfuggito all’irrigidimento di senso: uno schema coreografico ovvio e squadrato (tutti su, tutti giù, destra, sinistra, perimetri), prevedibili da subito le scelte di spazio e di movimento che ogni danzatore avrebbe perpetrato, monologhi banali e angoscianti. Il risultato è un quadro di repressione individuale, un rito collettivo di disagio, una grigia babele.

Ma all’aria aperta si respira e si dà spazio al percorso finale e al libero uso dei Campi veneziani: AGORÀ appunto. Tre i coreografi coinvolti: Thomas Lebrun ha colorato d’ironia i gesti e le voci dei suoi danzatori riesumando tra fantasmi ed echi canori la memoria di un derelitto ma ancora aitante Casanova. Frank Micheletti si è fatto invece sedurre dal nefasto Conservatorio, così mentre le sue danzatrici si lanciavano e piegavano tra selciato e cartoni mobili nel campo antistante, fluide e plastiche, il richiamo dell’edificio le ha infine risucchiate imbottigliando gli spettatori. Conclude il ciclo il maestro orchestratore, Virgilio Sieni, portando tutti in piazza, anziani, giovani, ballerini, e creando un vortice di coesione ed individualità, sospensioni, pause, respiri, inglobando chi si disperde, e restituendo alla decadente Venezia una poesia di colori e possibilità.

Agora_tutti_Sieni_biennale

Lara Crippa

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