La bellezza dei corpi che salva dalla miseria del tempo

I corpi si intrecciano, si confondono in un gioco prospettico che vive nell’occhio di chi guarda. I corpi abitano lo spazio con una violenza delicata che li fa incontrare, scontrare, scivolare sostenendosi per comporre un quadro complesso, duro e dolce a un tempo.
Richiamandosi al portato del Rinascimento italiano (giocandoci anche nel titolo), con Siena il coreografo Marcos Moreau ha ricreato quel respiro corale che si ritrova nei grandi affreschi di quel tempo storico nel quale l’humanitas torna ad avere consapevolezza della propria centralità, non necessariamente in senso sublimato. Con la compagnia catalana La Veronal ha riallestito lo spettacolo – per la prima italiana nel cartellone del Operaestate Festival – alla Distilleria Nardini di Bassano del Grappa. E il risultato è intenso proprio perché le contraddizioni del contemporaneo su cui Moreau ha concentrato l’attenzione trovano enfasi tra alambicchi e cisterne, scatoloni e laboratori.
Le voci e i gesti si sovrappongono. Ci sono aliene in tenuta da scherma e corpi sdraiati su barelle da ospedale, corpi seminudi che ricercano armonia nel contatto e nella sintesi, visitatrici disperse in un mondo che non ha più coordinate.
Ecco che il rimando al Rinascimento risulta disincantato, perché quella consapevolezza dell’uomo si è trasformata in una terribile constatazione del vuoto. Vuoto di senso, di poesia, di ragione. E dunque quello che resta è solo la bellezza, che si contrappone alla miseria come cifra del contemporaneo.
Il lavoro de La Veronal lancia in qualche modo un ponte verso quella civiltà del bello che non può essere riprodotta, ma narrata per concetti e immagini capaci di iniettare un antidoto nelle vene avvelenate della non-vita. Mentre le vite sono ridotte a specchio deforme o spettacolo triste, mentre gli individui si sciolgono nella folla, mentre non c’è cura per il tempo rubato alla morte accade che un corpo reclami un senso nella bellezza, perché “la sola cosa che puo sorprendere ancora dopo così tanti secoli è il corpo nudi di un essere umano”.
Il risultato di questo lavoro di scomposizione e provocazione è a tratti ipnotico e ad un tempo vuoto, quasi “innocente” come se fosse semplicemente un’opera d’arte esposta. Senza bisogno di cercare parole, solo intuendo la bellezza.

Giambattista Marchetto

visto alla Distilleria Nardini di Bassano del Grappa / Operaestate Festival 2013

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