Oriente Occidente, specchio del mondo d’oggi

Tra pochi giorni si inaugura il festival Oriente Occidente, vetrina contemporanea, luogo di dibattito, studio e visione tra Rovereto e Trento. Ogni giorno un nuovo appuntamento, dal 29 agosto all’8 settembre, per incontrare nuovi linguaggi e nuove culture.

Aprono il festival Sébastien Ramirez e Honji Wang, coppia sia nell’arte che nella vita, con MONCHICHI. «Chi siamo noi? – si chiedono – Cosa ci unisce?». «La danza, l’amore, un linguaggio comune costruito nella diversità delle origini» è la risposta. Il linguaggio che permette loro di gettare ponti fra culture e relazioni possibili è quello della danza contemporanea influenzata dall’hip hop. I ballerini, attingendo dalle loro esperienze reciproche, contrappongono alla forza respingente della differenza il potere più seduttivo e costruttivo dell’incontro.
Tero SaarinenIl 30 agosto ospita l’eclettico Tero Saarinen, pluririconosciuto coreografo finlandese. La sua compagnia presenta due pezzi storici: GASPARD, coreografia creata sulla composizione per piano Gaspard de la nuit di Maurice Ravel, originariamente prodotta per il Ballet de l’Opéra national de Lyon nel 1999. Il solo HUNT – commissionato dalla Biennale di Venezia nel 2002 – è stato invece presentato oltre centocinquanta volte in circa trenta Paesi, ed è una delle più significative interpretazioni contemporanee de La sagra della primavera di Stravinskij.
Ultimo spettacolo di agosto vede in scena 420People, compagnia del coreografo e ballerino ceco Václav Kuneš che presenta due suoi pezzi: WIND UP, un laborioso lampeggiare di suggestioni in cui si susseguono scene di diversa lunghezza e genere, in un’evocazione di memorie che si accennano per poi scomparire, per (forse) ritornare in scena in un secondo momento. SMALL HOUR – prima creazione della compagnia – vede due danzatori ripercorrere la memoria degli attimi, giorni, mesi e anni successivi a quell’ora che cambia la vita, mettendo in scena il tempo dilazionato, potenzialmente eterno, delle conseguenze della «piccola ora».

1 settembre è in scena il nuovo flamenco di Rocìo Molina con DANZAORA-VINATICA, in cui la performer guarda consapevolmente al suo rito di passaggio alla dimensione sperimentale, suggerendo con il termine «danzaora» la visione di un nuovo universo della danza dove gli elementi di interrelazione sono costitutivi di un tutto, di un nuovo linguaggio che riassume il suo personale sguardo sull’arte coreutica.
Si ispirano all’arte i due lavori di Tatiana Baganova per la compagnia di avanguardia russa Provincial Dances Theatre. WINGS AT TEA, ispirato ai dipinti di Marc Chagall, mette in scena il ciclo della vita, simboleggiato dall’incontro/scontro tra uomini e donne, in una battaglia dei generi dove confluiscono urgenze, seduzioni e possibilità. SEPIA vuole invece trasmettere le atmosfere evocate dal testo La donna di sabbia dello scrittore e drammaturgo giapponese Kobo Abe.

Il 3 settembre la compagnia Aura Dance Theater, della coreografa lituana Birute Letukait, si ispira alla tragedia greca MEDEAS per dare voce a un dramma che pare sconvolgere la società lituana. Si crea così uno spettacolo in cui la danza interagisce con le voci dal vivo, in un crescendo di pathos, dove antiche Medea si fondono e confondono con le donne di oggi. Arriva anche la testimonianza italiana con Laura Boato, vincitrice della precedente edizione del concorso Danz’è di Oriente Occidente. La coreografa ha ottenuto dal Festival il sostegno per la coproduzione dello spettacolo ON THE MARKET, un progetto in tre quadri – Incarnation, Beauty, Art – che osservano da tre diverse prospettive il medesimo fenomeno, ovvero cosa accade quando «la fiumana del Mercato» entra nelle nostre vite e investe il nostro stesso osservare, filtrando e perciò modificando l’apparire del tutto, e di noi stessi, ai nostri stessi occhi.

Jefta van Dinther_PLATEAU EFFECT_cullbergGrande evento il 4 settembre con il Cullberg Ballet ed il recente lavoro del danzatore e coreografo Jefta van Dinther: PLATEAU EFFECT, una performance che intende disorientare e sfidare chi vi assiste, amalgamando a tutta velocità coreografia, luci e suoni, in una ricerca volta ad approfondire i processi di percezione e contaminazione dei sensi.
Il giorno seguente si assiste alla fisicità caotica e cruda di RootlessRoot con KIRERU che in giapponese significa sfogo, scoppio, esplosione. Lo spettacolo descrive un’improvvisa perdita di razionalità presentandosi come un’incalzante macchina onnivora, destinata a divorare qualunque cosa prodotta dalla cultura occidentale. Predatori affamati di un appetito insaziabile, i danzatori in scena divorano ossessivamente, finché nulla rimane, se non loro stessi, a liberare nello spazio uno sfogo senza vincoli.

Il 7 settembre arriva Carte Blanche, la compagnia nazionale di danza contemporanea norvegese. Con NOT HERE / NOT EVER, Carte Blanche è la prima compagnia europea ad aver commissionato un suo lavoro a Sang Jijia, uno dei più importanti coreografi cinesi del nostro tempo. La performance, dipanata dentro una scenografia di contrastanti bianchi e neri, è suddivisa in una serie di sequenze culminanti tutte in una sorta di «black-out», per dare vita a una successione di creazioni che, eseguite su ritmi mutanti, evocano metaforici punti di svolta e cangianti stati d’animo.
Conclude la rassegna la compagnia di danza contemporanea moscovita Kinetic Theatre con THE CHRONE del coreografo Alexander Pepelyaev. Lo spettacolo si presenta come un’articolata commistione di generi quali teatrodanza, fumetto, comics e video in tempo reale. La complessa opera scenica, ideata e curata in ogni suo aspetto dal coreografo, riflette i tempi di Daniil Kharms, in quanto testimoni del drammatico cambiamento che ha visto realizzarsi in Unione Sovietica la sproporzionata relazione individuo-sistema.

Info: www.orienteoccidente.it

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