BMotion in dinamica relazionale

Tre coppie per tre spettacoli, tre dinamiche relazioni che esplorano i rapporti partendo da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni. È il trittico proposto a Bassano per la seconda giornata di B.Motion, una vetrina contemporanea vista con occhi internazionali. Da Cipro due donne – Lia Haraki e Milena Ugren Koulas – incentrano entrambe la loro ricerca sul rapporto uomo-donna, lo proiettano nella storia dei nostri antenati ma lo vivono con la coscienza dell’oggi. Entrambe le coreografie si svolgono lungo l’asse centrale del palcoscenico, quasi una fenditoia in cui far scivolare la nostra coscienza. Ma le due vicende sono ben lontane tra loro, e solo la prima, la dinamica originaria, lascia spazio alla speranza.

Lia Haraki_the shape of necessityThe shape of necessity porta in scena la nudità di una coppia che si regge sul reciproco sostegno ed equilibrio; incedono avvinghiati in una continua ricerca simmetrica, sobbalzando al ritmo del cuore e del proprio respiro. In ogni nuovo incastro la reiterazione del movimento disumanizza ogni tentativo estetico rendendoli più ferini che bucolici, simili a belve ansimanti in un’istintiva ricerca di sopravvivenza. Solo alla fine si ergono, una volta riusciti a sostenere oltre al peso reciproco anche lo sguardo dell’anima, realtà che li deflagra.
Milena Ugren Koulas_she who staysIl secondo ‘passo a due’ non lascia speranza, è una condanna, un urlo corporeo tutto femminile sull’annullamento relazionale. She who stays mostra una donna mascolina che emerge dalle spalle di un ‘cantore’ e qualunque suo movimento la incatena a lui. I gesti della Koulas risultano monosillabici, ripetitivi, spasmodici, ma non mutano quando il suo carceriere viene inghiottito nel buio; un’atavica sottomissione e dipendenza che non vuole vedere possibilità di riscatto. La sottaciuta denuncia delle vergini giurate – donne che si convertivano in uomini, acquisendone i diritti – non viene propriamente sviluppata, ma i 15 minuti presentati a Bassano rappresentano solo la prima parte del progetto.

Terza e ultima coppia, un duo maschile che ancora può muoversi, librarsi o crollare grazie al perno dell’altro. Sharon Fridman, giovane artista israelo-spagnolo, non sceglie la storia per dar forma al proprio spettacolo, ma lascia gli artisti liberi interpreti delle proprie dinamiche per vedere ¿Hasta donde…? fino a dove, fino a quali limiti si può lanciare la propria vita appoggiandosi per disequilibrarsi. Ne risulta un alternarsi di vortici che volano per ricalamitarsi al suolo; spalle ricurve, volti contratti, corpi pesanti che si trascinano come rifiuti che ululano un riscatto. L’altro è sempre lì, non più invisibile catena ma gruccia, sostegno, possibilità. Due splendidi ballerini che si ergono dalla pesantezza esistenziale grazie all’energica dinamica della ricerca.danza


Lara Crippa


Lia Haraki: “The shape of necessity”;
Milena Ugren Koulas: “She who stays”;
Sharon Fridman & Arthur Bernard-Bazin: “¿Hasta donde…?”
visto a B.Motion, Bassano il 23/08/2013

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