La ricerca dell’equilibrio di Václav Kuneš

Václav KunešSuperare il proprio maestro non è mai impresa semplice, specialmente quando si rimane intrisi del suo movimento ma lo si scorpora della sua geniale intelligenza poetica. Il ceco Václav Kuneš ha seguito le orme del suo conterraneo maestro per approdare ad una propria ricerca, ad una propria realtà, eppure quel sommo ricordo di Jiří Kylián aleggia incompiuto.

Il danzatore e coreografo si presenta a Rovereto per il caleidoscopico festival Oriente Occidente con due creazioni svolte dal dinamico collettivo 420people da lui fondato. Spunta l’esperienza al Nederlands Dans Theater dai pallet che schermano il palco di Wind-up, in cui i giganteschi volti dei performers vengono proiettati per riproporsi incanutiti dopo 40 minuti di esplorazioni. Non si vuole un’evoluzione coreografica ma un susseguirsi di immagini raccordate dalla sonora presenza di un orologio che necessita cura e riparazione (maintenance). Così quel ticchettio appoggia il movimento, sempre fluido, i disequilibri che si susseguono nella generazione del momento successivo, la ripetitività meccanica. Ma c’è sempre un inceppo che fa sorridere, un elemento che non comprende il suo posto nel tutto, una molla impazzita che va ricondotta nello schema della vita. E quando si ritrova l’omogeneità e i meccanismi sono stati oliati, il tempo si comprime, sussegue rapidamente, incedono rapidi i secondi per ritrovarsi improvvisamente anziani.
I danzatori scivolano con energica ironia in questa cassa temporale; uno diverso dall’altro, ognuno con un suo spazio, generano successioni dal reciproco sostegno, intrecciandosi, disequilibrandosi, aspettandosi, fino all’armonia finale.

Il secondo pezzo è uno dei primi lavori, un passo a due con la bellissima cofondatrice Nataša Novotná, Small Hour. Qui i legami con la propria formazione sono ancora più forti, i passaggi pulitissimi, ma la concettualità che si voleva trasmettere in quella ‘piccola ora’ viene risucchiata da uno studio estetico. Rimane comunque un pezzo delicato, una donna che abbandona il filo della propria vita per venire sostenuta nei propri passaggi – di fiducia, autonomia, cammino, follia – da una presenza altra da sé.
Quello che non sempre convince è la netta sensazione di una ricerca meccanica, quasi un’esercitazione (ben fatta) sullo studio delle dinamiche e degli equilibri reciproci, che distoglie in certi momenti dal coinvolgimento emotivo dell’arte.


Lara Crippa


“Wind-up” e “Small Hour” con 420people di Václav Kuneš
visto a Rovereto il 31/08/2013 per il festival Oriente Occidente

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