Wayne McGregor: grammatica del corpo che si fa linguaggio di danza

Atomos - Random DancePensare con il corpo, studiare le relazioni tra mente e movimento, come ci si sente, cosa si pensa e come ci si muove. È la ricerca che conduce da vent’anni Wayne McGregor – affermato coreografo britannico – con la sua compagnia Random Dance. I suoi progetti sono sempre ambiziosi, interagisco con scienza, architettura e tecnologia. I suoi ballerini splendidi, tecnicamente fortissimi, plastici, sono artisti coreografi nelle creazioni stesse.

L’ultima creazione di McGregor, Atomos, è passata in prima nazionale al Festival Aperto di Reggio Emilia, dopo il debutto al Sadler’s Wells di Londra dove la compagnia è residente. Il progetto lavora sul concetto di «atomos» appunto, indivisibilità, fino a dove corpo e movimento sono frazionabili, come isolare singole scene e atomizzarne i movimenti. E McGregor lo fa con il suo approccio tecnico-scientifico, carta e penna alla mano, occhiali 3D al volto, coadiuvato dagli storici collaboratori Lucy Carter per le luci e Ravi Deepres per le installazioni video. Affida la partitura musicale al duo ambient A Winged Victory For The Sullen, mentre i costumi sono firmati dal team di designer fashion-tecnologico dello Studio XO.

Qual è il risultato? Contraddittorio, se ci si regola sulle intenzioni. Priva di descrittivismo, la coreografia si sviluppa nell’astrattismo. In realtà il movimento dei dieci danzatori (5 uomini e 5 donne) descrive egregiamente il loro essere e le emozioni estetiche che ne derivano trascendono l’austera tecnologia. Gli schermi video calati non catturano l’attenzione che rimane incantata e concentrata nel seguire le traiettorie dei ballerini e le linee mutevoli dei loro corpi.
Atomos_McGregor
L’inizio è un agglomerato umano che si scompone in mani, piedi, braccia, gambe; emergono le prime prese verticali, statiche; il nucleo si dipana orizzontalmente, geometrico, seguendo precise direzioni interrotte da quadruple pirouettes. La disgregazione non è rottura, i movimenti sono puliti, netti, precisi. L’energia del movimento, la dinamica del corpo, dà ritmo a questo polmone muscolare. Spirali, cambi direzionali, mani che si dilatano, piedi ipertesi. Si ritrova più precisione tecnologica nel corpo che nell’alternarsi dei fondali.

La coreografia dell’individuo è riuscitissima. La somma di singole e consuete parti crea un insieme di stupefacente flessuosa bellezza. I muscoli, i tendini, le costole, emergono protagonisti di una loro danza. Renderne la tridimensionalità – concetto di per sé banale data l’entità stessa della danza – diventa stupore quando il corpo viene ribaltato e si assiste alla danza del suo interno.

Come in tutti i linguaggi, quando si possiede una solida «grammatica del corpo» si può giocare a disarticolarla o ad iperstrutturarla. Colpisce però anche come il coreografo riesca meglio a stimolare la complessità del linguaggio maschile, mentre conosca meno i meandri femminili. Le donne destano meno interesse, paradossalmente più cerebrali che fisiche, completamente oscurate da una presenza maschile totalizzante, libera di entrare nel proprio corpo per proporne nuove forme e dimensioni.

Lara Crippa

“Atomos”, Wayne McGregor | Random Dance, prima nazionale
visto al Teatro Valli di Reggio Emilia il 15/11/2013

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