Balanchine e il suo prezioso omaggio alla danza

Jewels_Emeralds_ph-brescia-amisano_teatro-alla-scalaSolo la fecondità coreografica di George Balanchine poteva creare un raffinatissimo compendio della danza, senza noiose e statiche tracce da manuale ma in fervente e dinamico divenire. Jewels – rappresentato per la prima volta a New York nel 1967 – mette a dura prova la versatilità e precisione dei danzatori che come taglienti pietre preziose devono ricreare stili accademici e interpretarne l’eleganza.

Il balletto viene oggi rappresentato al Teatro alla Scala di Milano con una sartoria raffinatissima – che riprende la preziosità della costumista Karinska – dove risplendono smeraldi, rubini e diamanti non solo sugli abiti ma anche sui lucidissimi capelli impreziositi con elaborati diademi e coroncine.

Tre quadri preziosi, ognuno incastonato nella sua pregiata cornice, caratterizzato dal suo proprio stile e dalla musica che più lo rappresenta: Emeralds per la scuola romantica francese rappresentata dalle note di Gabriel Fauré (da Pelléas et Mélisande e Shyloch); Rubies con il brio rivoluzionario di Stravinskij (da Capriccio per pianoforte e orchestra) per la conclusiva e altrettanto creativa esperienza americana di Balanchine; infine Diamonds per la tradizione imperiale della scuola russa rappresentata da Čajkovskij (da Sinfonia n.3 op.29).

Il sogno di Balanchine (e anche il nostro!) era di veder danzare le tre gemme dai tre teatri che più rappresentavano il loro stile: Opéra di Parigi (smeraldi), New York City Ballet (rubini) e Teatro Mariinsky (diamanti). Anche i costumi seguono la propria peculiare tradizione, dal lungo tutù romantico a quello classico, fino alla micro-gonnellina tipica balchiniana. Ma la distinzione tra i tre pezzi non è così rigoroso e lo stile, l’esperienza e l’evoluzione di Balanchine contamina e unifica il trittico in un incantevole gioiello.
Jewels_Rubies_ph-brescia-amisano_teatro-alla-scala
Interamente scaligero il cast di Emeralds – con le due coppie principali interpretate da Vittoria Valerio con Antonino Sutera e Virna Toppi con Mick Zeni – per una coreografica inizialmente molto semplice ma che non lascia spazio a sbavature tecniche o stilistiche. Grande spazio al corpo di ballo che ha mantenuto allineamenti e sincronicità, ma è inevitabile che a parità di esecuzione in un balletto così sgargiante l’occhio si posi più facilmente su un bel volto (come quello di Marta Gerani) piuttosto che su un apatico sguardo impostato.

Frizzante vitalità per Rubies in pieno stile balanchiniano, che molto ricorda per pose angolate, linee tenute e serie di grand battement – oltre che per il connubio musicale e le riprese storiche – l’antecedente Agon (1957). Accanto al corpo di ballo una solista – oggi Marta Romagna in splendida forma e forte presenza scenica – e una coppia principale, di nuovo Vittoria Valerio (in sostituzione di Natalia Osipova) con Ivan Vasiliev. Purtroppo la scelta non è stata la più adatta al pezzo: Vasiliev ha una potenza e soprattutto delle linee che si discostano da quel lavoro di allungamento instillato da Balanchine al perfetto movimento danzato; al suo fianco la Valerio che, nonostante la velocità delle pirouettes e la tenuta degli equilibri, mantiene qualche tensione del volto e non risulta sempre a suo agio in quel gioioso brio, trasporto e malizia che esulano dalla mera esecuzione (impossibile non immaginarsi la frizzante Osipova nella parte).

Concludono il trittico due pietre smaglianti, Polina Semionova e Friedemann Vogel, veri Diamonds per purezza, precisione e luminosità. Si stagliano in ogni gesto, da un semplice port de bras a uno sguardo che avvolge l’intero pubblico; incedono regali tra equilibri, elevazioni e pirouettes. Balanchine lascia qui largo spazio alla coppia principale, con assoli e passi a due in piena tradizione classica, incluso il gran finale con tutti e trentaquattro i danzatori in scena. Ma non rinuncia al suo stile, alle sue linee a quelle classiche diagonali direzionate al pubblico, per ricordarci l’evoluzione della danza, il suo cangiare, e la sua preziosità storica.

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Lara Crippa

“Jewels”, visto al Teatro alla Scala di Milano il 15/03/2014

Prossime rappresentazioni:        29 marzo, 3 e 4 aprile 2014 ore 20

Clicca qui per visualizzare il Trailer

 

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