Victor Ullate: omaggio alla tradizione o al genere?

Ullate_BoleroGambe tese e guizzanti, tecnica virtuosistica, sangue spagnolo che ritma la tradizione classica. È il Victor Ullate Ballet – Comunidad de Madrid che torna in Italia con il suo omaggio al maestro Bejart e alla rivoluzione del genere.

Apre le danze la suggestione ritmica di Jaleos (1996), coreografia di Victor Ullate su musica di Luis Delgrado. ‘Uno dos tres’ marcano e scandiscono le linee geometriche dei danzatori che interrompono il rimando forsythiano con braccia flamencate. Anche i costumi si appellano al duplice richiamo: punte body e calze nere per le donne, pantaloni neri svasati e torso nudo per gli uomini. A blocchi geometrici i danzatori alternano developpes, salti, pirouettes a ritmo incessante, osando lunghissimi equilibri, serie di fouettes, e sincronie di salti che sfiorano l’acrobatismo.
victor-ullate-ballet_Milano
Segue Y – ultima coreografia del direttore artistico Eduardo Lao – ispirata a Le Chant Du Compagnon Errant su musica di Gustav Mahler. È una storia d’amore, quella tra l’apprendista e il suo maestro, che avvicenda ironia, struggimento e lirismo con una patina a tratti troppo delicata. Notevole la scelta dei due danzatori maschili che creano con la loro struttura un contrasto fisico tra i due generi, alternando statica potenza ad algide linee. Precisa musicalità si dipana nelle perfette forme e dinamiche dei danzatori, ma il ricordo della magnifica gestualità del duo creato da Bejart offusca il pezzo.

Inevitabile e voluto parallelo con il Maestro anche nelle due coreografie seguenti, entrambe di Victor Ullate. Due dichiarati omaggi sovrastati dalla profonda saggezza coreografica e umana di Bejart. Après toi vede in scena un novello Jorge Donn (Dorian Acosta) che urla e scandisce una sofferenza profonda e incompresa con una delicatezza estremamente femminile. I lunghi arti seguono le note di Beethoven svuotando l’anima del danzatore che immola il proprio corpo ad una danza salvifica.

Gioca ancora con i generi ma paradossalmente (o volutamente) in modo più banale e prevedibile il nuovo Bolero. Saggiamente ambientato negli anni Venti – periodo della composizione di Ravel – l’incedere ritmico prende vita in un locale dell’epoca tra coppie omo ed etero che scandiscono sensualmente le note. Al centro non più la donna, né l’assolo maschile introdotto da Bejart, ma una coppia che indugia nell’amplesso tra ennesimi arabesque e pirouettes, spogliati anche di quella maliziosa sensualità madrilena.

Alessandra Ferrari

“Victor Ullate Ballet”, visto al Teatro Manzoni di Milano il 13/04/2014

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