Verdi e la nostalgia di un’epoca

Verdi-Danse_opera-romaLe ballabili di Verdi, la storia italiana, la necessità dell’arte. Ci voleva lo sguardo totale di Micha van Hoecke (direttore del Corpo di Ballo dell’Opera di Roma) per allestire uno spettacolo di danza sulle opere verdiane e renderlo delicato e fruibile. Nuovo allestimento per il Teatro dell’Opera di Roma, Micha si appella alla tradizione italiana per evocare il fermento di un’epoca con animo nostalgico e singolare. Un’occasione per rinverdire il nostro patrimonio musicale purtroppo (almeno nelle replica assistita) accolta da un pubblico poco numeroso.

Come inscena Micha van Hoecke Don Carlos, I Masnadieri, Macbeth, Jerusalem e I Vespri siciliani? Parte dalle fedeli composizioni di Giuseppe Verdi e dall’umano sentire per giocare con ricordi e visioni che riuniscano opera danza e musica in quella commistione universale dell’arte tanto cara al coreografo. E si appella a due grandi artisti per i suoi fondali: Andi Warhol per riprodurre il volto verdiano all’infinito – e le sue tematiche – e Edgar Degas per richiamare un’arte in divenire – e le sue ballerine.

È un giovane ragazzo, e il suo incontro con un violinista di strada, ad aprire le danze di Don Carlos, e ad immergere lo spettatore nella corale atmosfera di corte, stilizzata dai manichini della costumista Anna Biagiotti. Il corpo di ballo si fa sfondo di un’epoca, mentre i singoli ballerini emergono con le loro specifiche qualità ed individuali interpretazioni – particolare risalto alle nobili linee delle due principesse.
Verdi Danse_Gaia Straccamore, Denys Ganio_Teatro dell'Opera 2013-14_foto francesco squeglia_2213
Ed è proprio l’umano sentire ad emergere con struggente forza in I Masnadieri con il suo assolo di violoncello, mirabilmente interpretato dall’intenso Denys Ganio. È il disperato e composto dolore di un uomo anziano, la sferzante dignità della perdita, la poetica e intensa afflizione. Al suo fianco l’étoile Gaia Straccamore, donna angelicata che danza la sua delicata anima consolatoria per abbandonare il musicista alla svuotata solitudine.

Centralità alla Ecate verdiana nel Macbeth, interpretata da un’intensa Alessandra Amato per interrompere «tutti quei ballabili infernali e dar luogo ad un adagio calmo e severo». Perfettamente calata nel ruolo e nelle intenzioni, la dea della notte intesse quadri di samurai poco convincenti e danze troppo geometriche per fare appello alla morte.
Verdi Danse
Torna la commistione dell’arte con Jérusalem per cui Micha recupera l’idea di divertissement che veniva eseguito integralmente in Francia e ridotto per le rappresentazioni italiane. In scena Vinicio Colella al pianoforte evoca l’ironica atmosfera già presente in Gaîté Parisienne di Maurice Bejart. Una gigantografia delle ballerine di Degas ricrea la sala di studio per gli innumerevoli danzatori che con i loro tutù degas (appunto) cercano di ingraziarsi le attenzioni del maestro. Non tutte le ballerine sono sempre all’altezza della perfezione accademica richiesta ma ricreano perfettamente quel fervente spirito impressionista.

Conclude la coralità dei ballabili dei Vespri Sicialiani – nel balletto Le quattro stagioni – in cui non si assiste ad un alternarsi stagionale ma si viene calati in una festa dell’epoca tra dame eleganti e vigorosi ufficiali. In una gioiosa e trionfante atmosfera che vede virtuosistici assoli e delicati passi a due, i danzatori affrontano la tecnica accademica con quel gusto a privilegiare arabesque e pirouettes per le danzatrici e tour e salti per i danzatori.
Verdi Danse_Teatro dell'Opera 2013-14_foto francesco squeglia_2681

Lara Crippa

“Verdi Danse” di Micha van Hoecke
visto al Teatro Costanzi di Roma il 18/04/2014 (prima rappresentazione 15/04/2014)

Articolo correlato: intervista a Micha van Hoecke e al suo Teatro

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