Fabbrica Europa – day 2 – Alla ricerca dell’umanità perduta

16 maggio 2014 – Secondo giorno per noi a Fabbrica Europa che assistiamo, dopo i due lavori coreografici precedenti all’insegna della spersonalizzazione, a due esplorazioni della condizione umana.

Maguy-Marin-singspieleUna prima mondiale per Maguy Marin che nell’intento di mettere in scena tutta questa umanità ne astrae la tridimensionalità. Singspiele è interpretato dall’attore francese David Mambouch che imbocca un blocco di volti, maschera dell’umana specie. Volutamente assenti i gesti danzati, sostituiti da lente pose che associano un volto in bianco e nero ad un indumento o un accessorio.
Protagonista assoluto diventa però quell’abito che scorre dalla professionale giacca e cravatta calata sulle quotidiane espressioni all’elegante panciotto che veste volti famosi e carismatici. È l’elemento femminile a colorare la scena con un rossetto che sporca quel volto e tinge lentamente gli abiti in sottovesti, un prezioso kimono, un finale tailleur rosso crocifisso alla parete.
Non convince quel corpo così predominante che raramente si fa personaggio e a tratti stona con quei volti comuni. Il gesto non è sempre caratterizzato, a volte inutilmente tremolante o prevedibile, vanifica numerose corrispondenze. Solo quando quel preponderante corpo viene coperto (suggestivo il lenzuolo che dà vita ad una statua o a una santa) ci si può per un frammento abbandonare al gioco associativo.

Simona-Bucci-macbethColpisce per contrasto l’intenso emergere femmineo di Enter Lady Macbeth, una prima nazionale per la Compagnia Simona Bucci che moltiplica la protagonista shakespeariana contaminandola con le inquietanti streghe. L’ambientazione nella sconsacrata chiesa di San Carlo dei Barnabiti restituisce un’atmosfera sotterranea popolata da spiriti multiformi. Le nicchie si animano, i movimenti si auto generano, un semplice oggetto si carica di infinite realtà.
Cinque spiriti prendono vita dal suolo dalle pareti dal reciproco contatto, per emergere con la loro singola individualità ferina e femminea. Volti coperti da lunghe e folte chiome mettono a nudo un corpo animalesco e guizzante che si erge dal baratro infernale, seducente e fiero. Bellissime e potenti le suggestioni e le dinamiche ricreate, con quell’eco bardo che intreccia idiomi e immaginari comuni.
Una ad una le donne emergono dal gruppo di appartenenza per distinguere la loro singolarità e il loro sentire. Lady Macbeth entra in scena uscendo dal coro per declinare il suo essere. Mostra il suo respiro, intimo, carico di dubbio e contraddizione, tenta di rigenerarsi spogliandosi della propria pelle e del proprio ineluttabile destino, mette in campo la propria struggente e irresistibile bellezza opponendosi fiera e audace alla divina profezia. Fino a quando la danza accoglie quel dolore per lenirlo, sostenerlo o elevarlo.

Lara Crippa

Recensione Fabbrica Europa 15 maggio 2014 – day 1

Link programmazione danza Festival Fabbrica Europa 2014

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4 comments

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