Biennale Danza 2014 – week 1 – Alla ricerca del mondo perduto

Biennale_ca giustinian21 giugno 2014 – Primo giorno a Biennale Danza iniziando a sbirciare nel Mondo Novo del neo direttore Virgilio Sieni, inauguratosi con l’acclamata consegna a Steve Paxton del Leone d’oro alla carriera, e a Michele Di Stefano del Leone d’argento.
Si presenta una Venezia tappezzata di danza che dialoga con la città, dove perdersi tra le sue sezioni come tra le sue calli. Il festival si apre (sezione grandi coreografi) e inventa (residenze ad hoc) occupando teatri convenzionali e campi quotidiani (Agorà) intessendo le arti e compenetrando la città – dalla sezione Aura che pone lo sguardo su alcune opere pittoriche veneziane all’intenso dialogo con la contestuale Biennale Architettura alle Corderie dell’Arsenale.

HELEN-CERINA-post-grammaticaIl Mondo Novo voluto da Sieni non può che avere origine dalla Vita Nova, un ciclo coreografico sul tema dei giochi popolari danzato da giovani interpreti tra i 10 e i 14 anni. Ed è proprio sul gioco che si incentra la Post grammatica di Helen Cerina, una dimensione ludica che vuole uscire dalle stesse regole di cui necessita. Il lavoro è semplice e ordinato scandito dalle fresche voci dei giovani che si inseguono contando i movimenti. Coesistono i giochi nel turbine circolare di una corsa che crea e dissolve infinite possibilità. Mentre la danza mette ordine riportando lo spettatore ad una nostalgica spensierata ma regolata infanzia.

cosimi_sopra di me diluvioTutt’altra circolarità coreografica quella presentata dal nuovo assolo di Enzo Cosimi: Sopra di me il diluvio, una prima mondiale interpretata da Paola Lattanzi in uno scenario apocalittico, un Doomsday contemporaneo tra scarti d’ossa, due comode poltrone e un televisore costantemente acceso e mai sintonizzato. L’intero lavoro è incentrato sul e nel corpo della Lattanzi che lotta dapprima con i suoi spasmi incedendo geometrica su gli alti tacchi; ma il richiamo bestiale infligge il faticoso tentativo di erezione trasformando l’urlo delle sue gambe aperte in un cavallo scalcitante o in una scrofa che rotola nella propria desolazione. Meno drammatico, anche se più plateale, l’aspetto teatrale, l’uso della maschera, della scatola, delle ossa, tanto da rendere l’improvvisa sintonizzazione televisiva più terrificante della performance, quasi la danza non riuscisse a smuovere così tanto dolore. Sono immagini di un’Africa violentata, straziata, deturpata e annientata, minuti di brutale bestiario umano contemporaneo.

SACRE SACRE DU PRINTEMPSChiude la giornata l’atteso rituale sacrificale e salvifico, il ritorno alle origini con le sue note rituali pagane e ancestrali: Sacré sacre du printemps di Laurent Chétouane, regista e coreografo francese che ha trovato per sua fortuna successo in Germania. Per quanto si voglia essere originali e si senta l’urgenza coreografica di confrontarsi con la storia della danza, la sagra resta un mostro sacro che fa emergere origini ed esigenze profonde. Sette danzatori che corrono per 90 minuti, braccia aperte, palmi al cielo, sguardo costante al pubblico e tentativo di includere la platea nella circolarità del proprio percorso. Eliminata programmaticamente la vittima sacrificale si vorrebbe rappresentare l’accettazione dell’altro. Sicuramente i performer hanno la loro individualità, anche se spesso poco ieratica, a tratti poco estetica e sempre monocorde. Sfugge l’evoluzione del singolo percorso, il valore della comunità, e giungono singole grigie monadi che incedono sopravvivendo nel ciclo vitale.

Per ristorare la mente si può sempre fare tappa a Ca’ Giustinian dove è allestita la mostra fotografica L’idea del corpo, ripescando dall’Archivio Storico della Biennale intere sequenze di foto, video e manifesti originali su Merce Cunningham, Steve Paxton, Julian Beck, Meredith Monk e Simone Forti.
E chi si è perso tra spazi interni ed esterni o nel Boschetto artificiale di Campo S. Angelo tra i personaggi fiabeschi creati da Ramona Caia e Sara Sguotti può ristorare il corpo con una sezione shiatsu alla luce del tramonto delle Tese.

Lara Crippa

Recensione Biennale Danza week 2

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4 comments

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