Biennale Danza 2014 – week 2 – Alla ricerca del gesto perduto

RIDDewey Dell 2 MARZO_PNEU2014  © Szene Salzburg Ph. Bernhard Müller28 giugno 2014 – Continua l’esplorazione di Biennale Danza alla ricerca del promesso Mondo Novo dove gli spettacoli si moltiplicano e rincorrono, le sezioni si intersecano, i linguaggi si compenetrano. La prima risposta attinge all’arte, al Mondo Novo di Giandomenico Tiepolo, grazie all’ironica e calzante visione di Michele Di Stefano e Margherita Morgantin. Lo spettatore interagisce e agisce con l’opera su tre piani avanzando lo sguardo e reinventando il suo punto di vista: l’approccio è canonico da osservatore esterno all’opera nonostante il quadro abbia preso vita su un balcone veneziano popolato di turisti curiosi; ma avvicinandosi ci si avvicenda su quello stesso balcone diventando popolo osservante e fornito di cannocchiale. La scena si volge sulle due rive antistanti, dove una donna indica ai passanti dove posare lo sguardo: sulla riva opposta, nel punto prospetticamente più lontano, si staglia un uomo in abito bianco che rimbalza a sua volta lo sguardo occhialuto al popolo curioso.

Tiepolo_Vita NovaLa seconda convincente risposta giunge dalla sezione Vita Nova, oggi visitata nel Bolerò di Cristina Rizzo e Indigene del direttore Virgilio Sieni. Più semplice e vendibile la soluzione della Rizzo sulle ritmate note evolutive di Ravel, dove giovanissimi e a tratti spaesati danzatori ripercorrono brevi schemi coreografici ridirezionandoli e reiterandoli nello spazio. Altamente professionale e ricercato il lavoro di Virgilio Sieni che torna a lavorare con le quattro splendide fanciulle del gruppo Butterfly Corner senza tralasciare la parallela scoperta musicale eseguita dal vivo dal quartetto Ensemble De Rerum Mechanica. In Indigene la dimensione del gioco si è ormai evoluta nella scoperta di sé e dell’altro in un percorso di fiducia e reciproco sostegno. Le quattro giovani non hanno nulla da invidiare ad alcuni artisti ospiti, crescono di anno in anno evolvendo un loro movimento personale pulito, preciso, fluido, a tratti sorprendente nella sua naturale semplicità. È un gesto profondo, sentito e digerito che si integra nella totale sincronia dell’incontro con l’altro creando nuove e delicate dinamiche di confronto. Emergono giovani creature boschive, esseri in bilico tra una recente spensieratezza e una prossima femminilità, pronte ad esplorare e fecondare la scoperta di nuovi mondi.

Meg Stuart_hunterTutt’altra femminilità emerge dal lavoro di Luisa Cortesi e Meg Stuart, che cercano di riscattare in chiave ironica un tempo passato, vissuto, curioso, e all’improvviso svuotato. L’appuntamento di Luisa Cortesi narra il suo incontro con Venezia, città dove il tempo si ferma, i ritmi sono cadenzati dalla lenta laguna, l’antico fasto delle pietre è ammuffito e nostalgico. La Cortesi ne crea un assolo frenetico e ripetitivo, privato di pause e pensieri, che al ritmo reiterato di una voce registrata si inceppa come il refrain di un disco rotto. Ma i grandi quesiti emergono con Hunter di Meg Stuart, l’atteso evento dell’acclamata coreografa, un assolo in cui la Stuart ricuce i propri ricordi e paesaggi interiori. Quesiti sulla universalità dell’arte, la ricerca di linguaggi, la necessità espressiva. Novanta interminabili minuti di patchwork, di frammenti di vita interrotti, un calderone che non porta a nulla dove nessun ingrediente viene sviscerato analizzato o preparato. Luoghi comuni inanellati tra gesto, musica, video, voce narrante, silenzio, quotidiano, canto, strida, foto, parrucca. Rimane un senso di confusione e superficialità, dove anche la danza si arena.
keiin_yoshimura
Emerge per contrasto la forte estetica rituale di Yuki (neve), la preghiera di purificazione coreografata e danzata da Keiin Yoshimura, con una gestualità lenta e antichissima che estetizzando sguardi, abiti, movenze e oggetti conduce lo spettatore al suo silenzioso mondo interiore. Sempre connesso alla tradizione nipponica, ma con uno sbalzo dimensionale altrettanto atemporale, Marzo della giovane compagnia italiana Dewey Dell. Interessante lavoro di ricerca e recupero coreografico, elaborazione musicale e realizzazione scenica. Un frammento di spazio robotico che non proietta lo spettatore in un futuro tecnologico ma lo incunea in un nostalgico e perduto passato dove emergono comuni storie di amore, lotta, aiuto, sacrificio, solidarietà o arroganza. Gli ingombranti costumi cancellano i volti e spesso i corpi (tre omini Michelin, un triste samurai, un arrogante motociclista, una spaziale e informe donna contesa), eppure emergono continuamente sentimenti, storie e gesti terribilmente umani in un empatico videogioco stellare che la danza questa volta restituisce con arresa umanità.

Lara Crippa

Recensione Biennale Danza 2014 week 1

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