Stravinskij incarna la rottura generazionale nel Sacro di Michela Lucenti

Ph.Margherita-Mirabella_Sacro_balletto civileGesti interrotti, movimenti destrutturati, corpi massacrati. È il Sacro della Primavera interpretato da Balletto Civile in un allestimento site specific adattato alla corte antica di Villa Roberti a Brugine (Pd), nel programma del festival Scene di Paglia. Una coreografia forte e aggressiva la cui violenza muove a compassione. Corpi esposti che si elevano, roteano o crollano nel ritmato crescendo sonoro. Un tappeto erboso, scivoloso e impervio, ad accogliere nel suo duro grembo una cacofonica disperazione.

Dopo aver incontrato la coreografa Michela Lucenti, la generosità della compagnia si protrae oltre lo spettacolo concedendo un ulteriore confronto verbale con un pubblico eterogeneo rimasto radicato alla propria sedia con un sorpreso senso di fatica e sospensione, curioso e affamato del proprio stupore.
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Michela Lucenti, come nasce l’urgenza di lavorare su un balletto di repertorio nel ciclo della vostra teatrografia? E quale l’influenza di Pina Bausch in questa rilettura del Sacro?
ML Nonostante per formazione io provenga da quel percorso, non sono partita dalla danza ma dalla necessità musicale di Stravinskij e successivamente sono approdata alla danza e alla sua relazione con la musica. Contestualmente Il Sacro della Primavera ha aperto un periodo di ‘balletti’ con gruppi numerosi (15 in questo caso i danzatori in scena), una riscrittura che sporchi e attualizzi il repertorio.

Come scegli i danzatori?
ML Ci definiamo una comunità in cui ognuno apporta il proprio patrimonio artistico e personale. Un gruppo eterogeneo per età (dai 23 ai 50 anni) e per formazione, nel quale grazie ad un processo di economia condivisa tutti mettono le proprie esperienze al servizio del lavoro comune.

Da cui il nome Balletto Civile e l’affermazione programmatica: «per noi il sacro è politica e necessità»…
ML Ho scelto il nome ‘Balletto’ nel senso originario di movimento danzato e ‘Civile’ perché il danzatore deve saper testimoniare. I miei ballerini devono saper fare la sbarra e leggere il giornale, uscire dalla situazione di privilegio estetico e mettere in gioco il proprio corpo affinché esso diventi traccia di un’epoca.

E questo è possibile in Italia?
ML Deve esserlo, nonostante la danza abbia poche risorse economiche e ci sentiamo storicamente umiliati. L’Italia chiede certezze e novità, osare ma entro certi schemi, proporre spettacoli sempre nuovi e in anteprima. All’estero è più semplice, i vincoli sono minori, i progetti più chiari e l’impellente fame di creatività permette alla testa di viaggiare liberamente.

Come si inserisce il Sacro in questa dialettica sociale?
ML Il nostro Sacro non sacrifica e colpevolizza l’Eletta ma rappresenta il sacrificio dell’intera nostra generazione (30/40 anni). Tutto il lavoro è imperniato sul concetto di fatica con movimenti spezzati che spaccano il corpo senza portare a niente. Sono vite sprecate che si agitano invano svuotando i fragili corpi di ogni energia. Serve un discorso comunitario per ricaricarsi e risollevarsi, ma per quale sopravvivenza?

L’allestimento al festival Scene di paglia è un site specific. Come avete adattato il lavoro al prato di una villa veneta?
ML Il lavoro si presta a questo contesto molto diverso e a tratti impervio. Per venire incontro ad uno spazio meno artificiale sono stati ‘sacrificati’ alcuni aspetti come le prese alte, troppo scivolose, o un totem di casse acustiche troppo alto per reggere l’equilibrio. Lo spettacolo originale è pensato all’interno di una cassa bianca a rappresentare il dolore della contemporaneità, mentre qui il tappeto erboso attutisce il rumore dei piedi ovattando a tratti tale dolore.
2014-07-01 22.41.26POSTILLA MUSICALE: la versione della Sagra è quella diretta da Stravinskij, tappeto sonoro che sottolinea l’inconcludente incedere, su cui sovrastano e stridono voci, dialetti, grida e urla in un’ennesima afasia comunicativa. A disturbare ulteriormente la comunità intervengono le incursioni sonore di Maurizio Camilli che a lato della scena, con due enormi orecchie d’asino e una lattina in mano, si diverte ad interferire con le difficoltà degli astanti insinuando più o meno udibili Fuck.

Lara Crippa

Villa Roberti, Brugine – 1 luglio 2014 @scenedipaglia

Balletto Civile in IL SACRO DELLA PRIMAVERA

da
La sagra della primavera di Igor Stravinskij
con Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Andrea Coppone, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Francesca Lombardo, Michela Lucenti, Carlo Massari, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Teresa Timpano
incursioni sonore Maurizio Camilli
ideazione e coreografia Michela Lucenti
produzione Balletto Civile
spettacolo vincitore Premio Roma Danza 2011

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