Poliedrica e sinuosa: Giulia Piolanti da Forlì al Cirque du Soleil

Da Forlì a Montreal, dal Giappone agli States e poi in tournée senza sosta in tutto il mondo. È la “favola” fatta di entusiasmo, tenacia e di tanto lavoro che ha visto la romagnola Giulia Piolanti approdare alla corte del Cirque du Soleil.
giulia-igor-janL’abbiamo incontrata a Karlovy Vary, in Boemia, dove ha partecipato con il compagno di scena Igor Zaripov a un evento prodotto dal coreografo Jan Knourek. E naturalmente le acrobazie poetiche dei due artisti a 15 metri di altezza hanno lasciato gli ospiti a bocca aperta.

Giulia, qual è il percorso che ti ha portata a lavorare con il Cirque du Soleil?
Sono nata a Forlì e alla fine del liceo mi sono trasferita a Milano per frequentare il MAS. Poi ci sono rimasta dato che ho iniziato a lavorare con i Kataklò, che considero ancora una delle compagnie migliori in Italia per la qualità del lavoro e delle performance. Ci sono rimasta fino al 2007 e sono cresciuta molto. Poi ho deciso di sperimentare altro.

E hai puntato dritto al Cirque du Soleil?
Ho inviato tutto il mio materiale a Montreal e un mese dopo mi hanno proposto di partecipare a uno spettacolo permanete a Tokyo. Siamo rimasti a Montreal fino ad aprile 2008 per provare. Poi siamo partiti.

Per quanto sei rimasta in Giappone?
Era prevista una permanenza per 10 anni, hanno costruito il teatro appena fuori dal parco Disneyworld. Poi, dopo il terremoto che ha colpito Fukushima, hanno deciso di anticipare la chiusura. Dopo tre anni e mezzo ho lasciato il Giappone e dal Cirque mi hanno offerto una parte nel tour Michael Jackson Immortal.

Come definiresti l’esperienza nel Cirque?
Unica. Non sono per niente pigra e considero una fortuna aver avuto l’opportunità di visitare una grande fetta di mondo. Questo cambia anche il modo in cui sei sul palco. Quando entri in contatto con un popolo nuovo dimentichi le origini. Ogni paese ti porta più avanti. E quello che puoi fare è dare il meglio, dentro una squadra di 130 persone tra artisti e tecnici.

Qual è stato il tuo percorso e qual è stato il ruolo della danza?
Io vengo dalla ginnastica ritmica e studiavo danza classica come disciplina propedeutica, una volta a settimana. Per me rappresenta un patrimonio importante. Nel Cirque mi rendo conto che molti degli artisti sono ginnici puri e noto la differenza tra chi è nato ginnasta e chi ha esplorato orizzonti diversi. La danza per me è la ciliegina sulla torta.

E non ti sei fatta mancare nemmeno la pole dance, tanto da raggiungere un ottimo piazzamento ai Campionati mondiali 2010. Come è andata?
Ero a Tokyo con il Cirque e ho partecipato alla competizione. Il secondo posto è stato una soddisfazione. In Giappone sono davvero all’avanguardia in questa disciplina. Ho iniziato lì, dove ho conosciuto una ragazza che mi ha dato lezioni e ho deciso di sperimentare. In fin dei conti mi muovo da quando avevo 5 anni e so lavorare sul mio corpo. E il mio direttore artistico al Cirque mi ha supportato un sacco.

Qualcuno disegna le coreografie per te?
No, la pole non è coreografata. Chi meglio dell’artista stessa può sapere cosa riesce a fare sul palo? Entrano in gioco la musica, lo spazio, il gioco.

Solo divertimento?
Assolutamente no! Ho portato nella mia esperienza artistica anche questo e proprio grazie alla pole mi hanno scritturato per lo spettacolo su Michael Jackson… avevano bisogno di una pole dancer per la scena di Dangerous.

IMG_4427.JPGNello spettacolo però lavori anche con Igor Zaripov…
Nello show mi faccio in quattro. Siamo in due ad alternarci sul palo, poi partecipo all’animazione dei tessuti, ho un assolo da contorsionista e poi sono in duo aereo con Igor con gli straps. Diciamo che sono curiosa e versatile, una dote apprezzata al Cirque dove mi usano come elemento di riserva quando qualche numero deve saltare perché manca uno degli artisti. Non avevo mai fatto nulla di aereo, ma quando me l’hanno proposto ho subito detto sì.

Una scoperta continua…
Quando ho firmato il contratto ho deciso che sarebbero stati anni di duro lavoro. E ho imparato molto. Anche dallo scambio culturale con artisti russi, asiatici, australiani, americani.

Ti manca l’Italia?
No. Ma ci torno volentieri in vacanza.

L’italianità ti è mai stata utile?
Da un punto di vista tecnico avrei potuto fare un percorso più rapido. Ho iniziato dallo sport e in Italia il calcio mette tutto in ombra. Ci ho messo l’anima e quello che faccio oggi lo devo alla mia formazione come ginnasta. Certo poi Sylvie Guillem è sempre stata un punto di riferimento e se potessi tornare indietro mi darei al balletto. Mi ci sono appassionata a 25 anni, quindi era tardi. Anche se in fondo la mia vera inspirazione sono i gatti: quando mi muovo il mio corpo lo penso come il corpo di un gatto.

Intervista realizzata al Karlovy Vary International Film Festival – Repubblica Ceca

 

 

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