Da Carmen a Car Man, la seducente inversione noir di Matthew Bourne

carman_Matthew-Bourne“Welcome to… Harmony” non poteva meglio accogliere lo spettatore che con i suoni metallici di un’officina, accompagnati dall’energica visione di torniti bi/quadri-cipiti in una spettacolare doccia post-lavoro. E da eccellente affabulatore qual è il talento registico di Matthew Bourne, fornisce già nella prima scena del primo atto tutti gli elementi dello spettacolo, trascinando lo stupito sguardo in una cittadina italo-americana con il suo tipico Diner in fòrmica e metallo, ballerini smanicati e camicette annodate, un marito-padrone (Dino), una seducente e maltratta mogliettina (Lana), una dolce sorella (Rita) con il suo timido amore (Angelo). La mente viene rimbalzata da mille input scenografici che la trascinano da Grease a Titanic, lanciata fin da subito in una tensione passionale ben distante da quel benvenuto armonico e carica di apprensione per quel solitario man on the road (Luca) che si insedia e insidia immediatamente nelle quotidiane dinamiche. E ancora le sottili note di Bizet che poco rassicurano sul destino di sangue mentre ancorano la memoria ad affascinanti gitane e focosi triangoli.

Matthew-Bourne-Car-Man-3È la Carmen “re-immaginata” di Matthew Bourne, the Car’s Man, opera del 2000 e proposta quest’anno al Festival di Ravenna che ne ospita puntualmente il genio creativo (e ricreativo). Ma mai come in questo lavoro Matthew Bourne coniuga e bilancia le sue doti registiche e coreografiche. I danzatori sono ballerini dai prestigiosi curricula, attori a loro volta che creano studiati e precisi caratteri cui ogni movenza e sguardo acquistano ruolo e densità.
Matthew_Bourne_THE_CAR_MAN_Photo_by_Chris_MannChiaramente e dichiaratamente ispirato a Il postino suona sempre due volte, Bourne esce dalle corti e dai set inglesi per calarsi in pieno stile musical americano anni 60, quasi a semplificare i sottili risvolti psicologici per puntare la macchina da presa su una storia di ciechi istinti passionali, facili risse, bullismi, fianchi seducenti, alcol, sesso, e ogni sfumatura di denigratoria violenza. Matthew-Bourne-Car-Man-2Un lavoro che gioca come sempre sull’inversione di genere, ma senza mai eccedere o cadere nella facile provocazione; questa volta sulla scena si svolgono tutte le dinamiche possibili (a parte forse un amore saffico) con tale equilibrio e coerenza da creare un lavoro perfetto.

Carmen (Lana) perde così teoricamente il suo ruolo di protagonista per cederlo al forestiero Car Man (Luca), ma in realtà è ancora la sua presenza a stuzzicare passioni e delitti; il nuovo meccanico sovverte però ogni equilibrio, seducendo sia Lana che il timido Angelo. Ed è proprio quest’ultimo il carattere che più evolve e si staglia nella storia. Qui interpretato da Liam Mower (già protagonista del musical Billy Eliot) Angelo inizia come timido e sensibile fanciullo che preferisce i libri ad una birra dopo lavoro; deriso dai compagni viene iniziato all’autodifesa dal tenebroso Luca, ma anche all’amore, alla gelosia e al tradimento. Capro espiatorio di un delitto non commesso, continua il suo destino di vittima anche in prigione dove diventa l’oggetto sessuale di una guardia, fino a esplodere di rabbia, violenza e cieca vendetta.

matthew-bourne-the-car-manMa quello che più colpisce è il codice danzato di Angelo: nessuna parola, solo danza che piega il corpo ed evolve nel gesto – struggente la trasformazione del timido assolo iniziale nel disperato assolo in prigione – accompagnata dall’uso sapiente delle luci che illuminano una mano sudata su un finestrino, una scena di flashback, una macchia di sangue; e pochi, singoli oggetti che creano storie, un libro, un attrezzo, un legaccio o una pistola. E infine le note di Bizet, che sembrano terminate con il primo tempo, mentre riecheggiano nel finale, da festose nacchere a campana a morto, “You are now leaving Harmony”.

Lara Crippa

“The Car Man” di Matthew Bourne – New Adventures
visto al Teatro Alighieri di Ravenna il 3 luglio 2015

 

 

 

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