Oriente Occidente danza la politica internazionale

'beauty remained for just a moment then returned gently to her starting position....' Choreographed by Robyn Orlin with Moving Into Dance Mophatong. Dancers - Muzi Schili, Sunnyboy Motau, Thandi Tshabalala, Teboho Letele, Julia Burnham, Oscar Buthelezi and Otto Nhlapo. Costumes by Marianne Fassler. Lighting by Denis Hutchingson. Music by Yogin Rajoo Sullaphen. Photograph:John Hogg

Dal 28 agosto al 6 settembre, nei Teatri e nei Musei di Rovereto e Trento, quattordici compagnie raccontano la vita e la biodiversità minacciata del remoto Oceano Indiano, i drammi del Medioriente e le conquiste delle primavere arabe, la forza dirompente dei giovani neri sudafricani, la fragilità e la liquidità della società occidentale.
Corpi in conflitto 2. La bellezza della diversità è dunque il titolo del Festival Oriente Occidente 2015, un contenitore variegato di spettacoli, performance/installazioni che, pur narrando un mondo inquieto e agitato, provano a intercettare un possibile punto di equilibrio per il superamento dei conflitti. L’emergere di un incontro dialettico che attraverso l’arricchimento reciproco sia in grado di ridestare bellezza.

A inaugurare questa edizione sotto la cupola del Mart sarà lo spettacolo aereo, coprodotto dal Festival, Fragilità: Manuale di giardinaggio della compagnia tutta femminile Cafelulé. Il giardino come metafora della ricerca della felicità: potare i ricordi e coltivare nuovi germogli danzando a qualche metro da terra per ricordare che “se nella vita non si può evitare di cadere, si può sempre rifiutare di restare a terra”.

Aicha M'Barek_Hafiz Dhaou_Cie Chatha_Sacreě Printemps!_Photo by Blandine Soulage (4)La seconda giornata di Festival propone in anteprima italiana Sacré Printemps! dei coreografi tunisini Aicha M’Barek e Hafiz Dhaou, residenti dal 2005 a Lione. Per la loro compagnia Chatha hanno tradotto in danza le vicende politiche del popolo tunisino a partire dalle rivolte della ‘primavera araba’ scoppiata nel 2011. Sette danzatori, la voce della cantante tradizionale tunisina Sonia M’Barek, la musica del gruppo post-rock lionese Zëro e le silhouettes di cartone dei martiri della rivoluzione sono monito di una ‘massa’ in movimento che cerca la propria legittimazione e guarda al futuro.

Domenica 30 agosto la coreografa sudafricana Robyn Orlin, già enfant terrible della danza internazionale, presenta un lavoro ironico, corrosivo e scottante creato per i giovani danzatori della Moving Into Dance Mophatong, la principale scuola di danza contemporanea di Johannesburg. Beauty remained for just a moment then returned gently to her starting position (La bellezza rimane solo un attimo poi ritorna gentilmente alla sua posizione di partenza) è uno spaccato della società sudafricana ritratta in tutta la sua bellezza, contraddizione ed esuberanza.

inbal-pinto_pintoepollackdanceco_wallflower-photo-by-rotem-mizrahiDi ritorno al Festival dopo le apparizione del 1991 e del 2002, il coreografo partenopeo attivo in Francia Paco Décina presenta due progetti scaturiti dall’esperienza estrema vissuta in prima persona nelle Isole Crozet nel remoto Oceano Indiano. La promenade , in esclusiva per il Festival, è negli spazi del MUSE – Museo delle Scienze di Trento (29 agosto), una performance/installazione itinerante in sette tappe ispirate dalla natura incontaminata delle Crozet e dagli studi scientifici sull’universo sottomarino. L’altro progetto per la scena è lo spettacolo La douceur perméable de la rosée (31 agosto).

Tre le compagnie israeliane presenti al Festival. Dopo il successo dello scorso anno ritorna a Oriente Occidente L-E-V (cuore in ebraico) guidata dalla coppia Sharon Eyal e Gai Behar con due nuovi titoli che incarnano la loro poetica prorompente a ritmo techno: Sara e Killer Pig (1 settembre). Prima apparizione invece per Arkadi Zaides, autore e interprete di Archive, che ha l’ardire di raccontare in danza le crudeli azioni dei coloni israeliani nella striscia di Gaza viste con gli occhi dei palestinesi (2 settembre). Di base a Tel-Aviv anche la coppia Inbal Pinto e Avshalom Pollack, che nell’astratto Wallflower rendono i corpi dei loro danzatori “tappezzeria animata guidata da forze occulte” (3 settembre).

maguy_marin_bitRegina indiscussa dagli anni Ottanta della danza contemporanea francese ed europea, Maguy Marin torna a Rovereto dopo anni di assenza con il suo ultimo lavoro nato per la Biennale de la Danse de Lyon: BiT, un bruciante ritratto della società contemporanea immersa in un ritmo infernale da cui sembra impossibile sottrarsi (5 settembre).
Chiude il Festival La Veronal, l’eclettica compagnia del catalano Marcos Morau, con il nuovissimo Voronia, ispirato alla cavità più profonda del nostro pianeta, per riflettere sulla caduta dei valori nella società occidentale e intercettare possibili strade per il recupero della moralità.

Per scoprire tutta la programmazione del Festival è possibile scaricare la nuova App OO – CID disponibile su Google Play e Apple Store: www.orienteoccidente.it/it/oriente-occidente/app-oo—cid/

 

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