Il lucido solitario delirio di Vaslav Nijinsky

letter-to-a-man-Wilson-Baryshnikov-4Robert Wilson e Mikhail Baryshnikov, due nomi che bastano da soli a riempire i teatri, due geni assoluti del Teatro e della Danza, insieme per la seconda volta, a sancire un nuovo sodalizio artistico che porta in scena le parole, la follia e la lucidità del grande danzatore Vaslav Nijinsky. Due mondi che si incontrano, si compenetrano e si rafforzano, così come era accaduto nel connubio artistico (e non solo) tra l’impresario dei Ballets Russes Sergej Djagilev e l’intenso, moderno Nijinsky.

La voce di un Uomo che danza con la follia, unica soluzione per evadere dalle costrizioni di una vita che non gli appartiene. 1913: Nijinsky sposa la contessa Romola de Pulszky e pone fine alla collaborazione con Djagilev. 1915: durante la prima guerra mondiale Nijinsky, cittadino russo, viene internato in Ungheria. 1919: dopo un esaurimento nervoso gli viene diagnosticata la schizofrenia e viene fatto ricoverare in Svizzera. Nello stesso anno Nijinsky scrive tre quaderni – conosciuti come i Diari – incentrarti sul «sentimento», dove con la lucidità del delirio scandisce una danza di pensieri che lo autoritraggono.

letter-to-a-man-Wilson-Baryshnikov-3Due le voci che iterano, intrecciano e rimandano pensieri e concetti: una femminile, la moglie, che ritrovò il manoscritto nel 1934 e ne curò la pubblicazione censurandone per opportunità alcune parti; l’altra maschile, I’m Nijinsky, che riproduce e duplica i testi sia in inglese che in russo. Ed è proprio la voce l’unico elemento che non risulta sempre aderente alla scena, né osa discostarsene completamente. Le scenette che si alternano in una contemporanea commedia dell’arte traducono, rappresentano e richiamano quelle parole, ma esse stridono lontane, meccaniche, artificiose, mentre i suoni aderiscono perfettamente al testo. Si rimane perplessi quando a un senso di vuoto, baratro e precipizio ci si trova ad avanzare nelle nebbie dell’ottenebramento.

LETTER TO A MAN Robert Wilson Mikhail Baryshnikov tratto da i Diari di Vaslav Nijinsky testo di Christian Dumais-Lvowski drammaturgia Darryl Pinckney musiche Hal Willner costumi e trucco Jacques Reynaud collaborazione ai movimenti e voce recitante Lucinda Childs light designer A.J. Weissbard collaboratore alla scenografia Annick Lavallée-Benny collaboratore alla regia Nicola Panzer sound designer Nick Sagar / Ella Wahlström video designer Tomek Jeziorski assistente alla regia Fani Sarantari direttore di scena Thaiz Bozano direttore degli allestimenti Mauro Farina direttore tecnico Chris McKee  supervisione alle luci Marcello Lumaca truccatrice Natalia Leniartek delegato di produzione Simona Fremder un progetto di Change Performing Arts e Baryshnikov Productions commissionato da Spoleto Festival dei 2Mondi, BAM for the 2016 Next Wave Festival, Cal Performances University of California Berkeley, Center for the Art of Performance at UCLA in collaborazione con Teatros del Canal Madrid, Les Ballets de Monte-Carlo/Monaco Dance Forum produzione esecutiva CRT Milano un ringraziamento particolare a the Vaslav and Romola Nijinsky Estate PREMIERE July 7th 2015

A parte questo aspetto iniziale, lo spettacolo non poteva che essere magistralmente orchestrato in ogni scena, immagine, luce, smorfia, un cabaret di altissimo livello e disperata solitudine, com’era stata la vita di Nijinsky dopo il matrimonio. Un alternarsi sapiente di ironia, follia e compassione, dagli incubi della guerra alla rapacità umana, da un frac rivoltato come camicia di forza all’illusionismo onirico dei cappelli di Magritte.
Djagilev è un essere comico e demoniaco, inscindibilmente relazionato alla sfera sessuale, dal ludico iniziatico periodo parigino (esilarante la bimba bidimensionale che trascina una gigantesca cocotte), all’esplicito richiamo infernale alla masturbazione (e l’accusa rivolta a Nijinsky in L’après-midi d’un faune).
Cristo è il grande leitmotiv, una presenza di dolore, sofferenza, e incomprensione, da cui Nijinsky non riesce a scindersi, e che arriva a dominarlo e annientarne l’identità.

Sul palco il grande Micha, ancora incastonato nella nostra memoria per la creatività della sua follia, fuori dagli schemi, giocosa, poliedrica, passionale, qui ingessato in un anziano mimo, un Petruška mosso da fili esterni, dai movimenti impeccabilmente tristi, un cabarettista dal sorriso posticcio, la cui grande scena è ridotta a un teatrino da burattini e due cignetti imbalsamati.

Lara Crippa

“Letter to a Man”, di Robert Wilson con Mikhail Baryshnikov
visto al Teatro dell’Arte di Milano il 13 settembre 2015

LETTER TO A MAN
ideato e diretto da Robert Wilson, con Mikhail Baryshnikov

tratto da i Diari di Vaslav Nijinsky
testo di Christian Dumais-Lvowski
su concessione di The Vaslav and Romola Nijinsky Estate

un progetto di Change Performing Arts e Baryshnikov Productions
produzione esecutiva CRT Milano
commissionato da Spoleto Festival dei 2Mondi, BAM for the 2016 Next Wave Festival, Cal Performances University of California Berkeley, Center for the Art of Performance at UCLA in collaborazione con Teatros del Canal Madrid, Les Ballets de Monte-Carlo/ Monaco Dance Forum

prime rappresentazioni assolute: Spoleto, Teatro Caio Melisso, 8-12 luglio 2015
Milano, Teatro dell’Arte, 11-20 settembre 2015
spettacolo in lingua inglese e russa con sottotitoli in italiano

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