Trittico multiforme per la Stagione Danza 2015-2016 del Teatro Ristori di Verona

lego-spota-aterballettoTre spettacoli poliedrici, uno spaccato della realtà italiana contemporanea e del balletto neoclassico internazionale caratterizzano la Stagione Danza 2015-2016 del Teatro Ristori di Verona, che si inaugura mercoledì 2 dicembre con la rinomata compagnia di danza italiana Aterballetto. Un’altra formazione italiana per il 21 marzo, la compagnia Zappalà Danza, diretta da Roberto Zappalà, Premio Critica 2013, mentre chiude la stagione l’8 aprile il Balletto di Stato della Georgia con una esclusiva italiana.

Primo appuntamento per il 2 dicembre con la Compagnia Aterballetto, diretta dal 2008 da Cristina Bozzolini. Un trittico, per rappresentare tre generazioni di coreografi: Lego (marzo 2015), nuovissima creazione del trentaduenne Giuseppe Spota; 14’20’’, del grande maestro Jiří Kylián; e Rain Dogs, recente lavoro su musica di Tom Waits di Johan Inger, coreografo associato del Nederlands Dans Theater.
Lego rappresenta la necessità suprema di realizzare, mattone dopo mattone, la via da percorrere per cercare se stessi. Il coreografo Giuseppe Spota dà vita a un paesaggio urbano che va mappandosi nei ritmi e nella tecnologia metropolitana. I corpi si irradiano come singole entità che crescono man mano che l’interazione plasma nuove dimensioni. Così i danzatori in abiti vermiglio incontrano i reciproci arti, costruendo duetti, terzetti, fino ad intrecciarsi in complesse piramidi e catene umane. Seguendo un ritmo quasi rituale l’individuo si spersonalizza in un costante flusso construens/destruens che proietta e annulla ogni legame.
14-20-Kylián-photo-Joris-Jan-BosIl grande Jiří Kylián firma 14’20’’ quant’è la durata del duo estratto dall’opera originale 27’52’’, andato in scena all’Aia nel 2002, e riallestito per Aterballetto un mese fa. Ruota intorno al concetto di “tempo” questa coreografia, la materialità della sua durata, facilmente misurabile, e l’astrattezza della sua essenza, invenzione tutta umana. Resta solo la certezza della nascita e della morte, un lasso temporale definito dove accelera e decelera la propria ricerca.
Remake anche per Rain Dogs, creato dallo svedese Johan Inger nel 2011 per il Balletto di Basilea e riadattato nel 2013 per Aterballetto. La coreografia si sviluppa sull’omonimo album di Tom Waits: inizia a piovere e quel cane che, curioso e sicuro del suo olfatto si era mosso oltre i suoi soliti confini, perde improvvisamente la strada del ritorno; la solitudine e lo smarrimento si manifestano attraverso le più diverse sfumature, con ironia e drammaticità, leggerezza o disperazione. Sulle note graffiate, in un’atmosfera jazz-blues statunitense, i nove danzatori interpretano un carillon di scenette che li piega con sapienza alla sottile malinconia di una danza gioiosa, il ritmo di un popolo, la sovversione di genere, la disarmante emarginazione.

Roberto-ZappalaSecondo appuntamento nazionale il 21 marzo con la compagnia siciliana Zappalà Danza, fondata a Catania nel 1989 da Roberto Zappalà e considerata oggi dalla critica europea una delle più interessanti realtà della danza contemporanea italiana. Residente dal 2002 a Catania presso Scenario Pubblico – international choreographic centre Sicily – raro esempio di centro coreografico italiano dove Roberto Zappalà ne è anche direttore e responsabile del recupero, ideazione e diffusione del linguaggio contemporaneo. Tra i vari riconoscimenti, lo spettacolo A.semu tutti devoti tutti? è stato vincitore del premio Danza&Danza 2010 come miglior produzione italiana, mentre Roberto Zappalà ha ricevuto il Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2013 con la seguente motivazione: «Con il suo lavoro coreografico, l’attività di formazione, promozione e divulgazione della cultura di danza, Roberto Zappalà è diventato negli anni una figura di riferimento nel panorama della danza contemporanea nazionale e internazionale. Sul piano creativo ha maturato uno stile personale che, in un’ottica postmoderna, riflette la complessità dei linguaggi, delle forme e delle tematiche del contemporaneo, mantenendo un rapporto dialettico con le radici e la cultura siciliana, in senso critico e innovativo».
zappala-i-am-beautifulDopo la prima assoluta del 18 marzo a Ferrara arriva a Verona I am Beutiful, 4° e ultimo step del progetto Transiti Humanitatis di Roberto Zappalà, in collaborazione con il drammaturgo Nello Calabrò. Dopo Invenzioni a tre voci, creazione dedicata alla donna, Oratorio per Eva, omaggio alla figura simbolica di Eva, e La Nona, sull’ultima sinfonia di Beethoven trascritta per due pianoforti da Liszt, I am Beutiful coreografa gli studia humanitatis del quattrocento. Gli studi letterari che formavano l’Umanista diventano gli studi del gesto trasfigurati in un universo coreografico che cerca di mettere il corpo quale elemento fondante e transito ineludibile di un nuovo Umanesimo.
Nella nuova creazione di Zappalà la bellezza evocata ed esplorata prende come fonte d’ispirazione l’immobilità eterna di un “sogno di pietra”, come dice Baudelaire, ispirazione a sua volta per Rodin. È la bellezza del corpo del danzatore/trice a partire dal quale tutto incomincia e nel quale tutto si consuma ed esaurisce. Mettere a nudo il corpo equivale a mettere a nudo il cuore umano, e Zappalà lo attua attraverso una lingua che ha la sua grammatica e la sua sintassi nei nervi e nelle giunture, nei fremiti e nei sussulti del corpo. Proponendo una sua personale fabbrica delle emozioni il coreografo mappa le angolazioni di un’umanità universale; la danza può così raccontare la corporeità e l’identità umana, e quindi la sua bellezza.

Chopiniana-rehearsal-State-Ballet-GeorgiaLa stagione danza de Teatro Ristori si conclude l’8 aprile 2016 con il Balletto di Stato della Georgia in esclusiva italiana. Una serata interamente dedicata al grande coreografo neoclassico del Novecento, George Balanchine, con 4 pezzi: Serenade, capolavoro del 1934; Tarantella, virtuosistico pas de deux del 1964, analogamente a Caikovskij Pas de Deux del 1960; e per concludere, Concerto Barocco, del 1941.
Il Balletto di Stato della Georgia ha sede nella capitale Tbilisi, teatro di prova delle maggiori compagnie di balletto russo fin dal 1850, oltre ad aver ospitato i più grandi nomi della danza, da Anna Pavlova a Mikhail Fokine. Nel 1935 il danzatore e coreografo Vakhtang Chabukiani, il compositore Andrey Balanchivadze (fratello di George Balanchine), e lo scenografo Simon Virsaladze (capo scenografo al Bolshoi e al Kirov) fondarono il Balletto di Stato della Georgia – SBG, State Ballet of Georgia – compagnia residente del Teatro di Stato. Chabukiani ne divenne Direttore Artistico nel 1941, trasformando la compagnia in uno dei migliori ensemble di danza dell’ex Unione Sovietica. Nel 1973 gli succedette per altri 30 anni il coreografo George Aleksidze. Attuale direttrice dal 2004 Nina Ananiashvili, étoile dell’American Ballet Theatre e prima del Bolshoi, insignita dei più prestigiosi premi per i risultati ottenuti nella valorizzazione dell’arte e della cultura russa e georgiana. Dal suo arrivo nella compagnia ha introdotto 21 balletti del più recente repertorio: Ashton, Bournonville, Kylián, Ratmansky, Possokhov, McIntyre, Welch e Balanchine che delizierà questa serata.
Serenade-state-ballet-georgiaIn programmazione Serenade (1934), il primo balletto ideato da Balanchine dopo il suo arrivo negli Stati Uniti. Creato per gli allievi della Scuola dell’American Ballet, Serenade prende spunto dal numero di studenti che aveva a lezione, gli incidenti quotidiani – dalla caduta di un’allieva all’entrata in ritardo di un altro – costruendo un dinamica e avvincente prova di tecnica classica. Costruito sulle note di Tschaikovsky, Balanchine ha anche introdotto elementi del Khorumi, danza di carattere georgiana.
Seguono due passi a due di puro virtuosismo: Tarantella (1964), 6 minuti di rapidissimi ed esplosivi cambi di direzione sulle note folkloriche della Grande Tarantella per Piano e Orchestra di Louis Moreau Gottschalk reinterpretata da Hershy Kay; e Tschaikovsky Pas de Deux (1960), dieci minuti di tecnica che esalta il lavoro di piedi della ballerina e la potenza di salti del ballerino. La musica, creata da Tschaikovsky, su richiesta della ballerina Anna Sobeshchanskaya come ulteriore passo a due da eseguire nel III atto de Il Lago dei Cigni, non fu poi inserita nella versione finale del balletto. Quando nel 1953 fu ritrovata negli archivi del Teatro Bolshoi di Mosca, Balanchine chiese e ottenne il permesso di coreografarla per mettere in risalto questa volta il virtuosismo di Violette Verdy and Conrad Ludlow, étoile del New York City Ballet.
In chiusura Concerto Barocco (1941) sul Concerto in D minore per Due Violini di Johann Sebastian Bach. Come per Serenade, anche Concerto Barocco nasce come esercitazione per la Scuola dell’American Ballet, ma fonte d’ispirazione questa volta è la musica stessa: così i Due Violini verranno personificati da due danzatrici, mentre l’allegro finale esprimerà la ritmica vitalità di Bach.

Info:      www.teatroristori.org

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