Il nuovo intreccio estetico di Cinderella

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Cenerentola è la favola per eccellenza, dove il male è umano e la magia è buona, dove il riscatto è la somma di un ballo fortuito e fate operaie. Una grande occasione anche per Mauro Bigonzetti che firma l’apertura della stagione danza 2015/2016 del Teatro alla Scala di Milano, sulle splendide note di Sergej Prokof’ev. Una storia molto lontana dalle vicende del coreografo, che sembra sapere sempre cavalcare l’onda e trovare le giuste correnti in cui esprimersi. Forse è questo aspetto ad aver creato una Cinderella che non subisce metamorfosi, che non evolve nello stile e nella caratterizzazione, una ragazzina che punta i piedi già in casa, il cui piglio è da subito principescamente superiore e il cui dolore è confinato al gesto eccessivamente drammatico.
Lo spettacolo è equilibrato e di qualità, dalla maestria dei costumi di Maurizio Millenotti all’incantevole modularsi delle scene video di Carlo Cerri, ma questa volta il Maestro non ha osato le mille declinazioni dei corpi, non ne ha toccato le anime, come se ci fosse stato poco tempo di lavoro e sperimentazione tra Mauro Bigonzetti e il Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, il primo per giocare con i moduli proposti, il secondo per interiorizzare quell’istintività che Bigonzetti ama smuovere.

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Nella rappresentazione assistita attirano l’attenzione del primo tempo il Padre (Christian Fagetti), con il suo maturo rigore che si traduce in sequenze di fuori asse musicali e nette rotture delle linee geometriche, e le Fate delle Stagioni (con particolare attenzione per Antonina Chapkina) tentate finalmente nella tecnica tra canoni forsythiani e diagonali di velocissimi piqué composti e terminati in tutte le soluzioni.
Chiudono il primo tempo, e si riconfermano all’inizio del terzo, i quattro amici del Principe, tra i pochi che si divertono nel movimento senza mai venir meno alla sincronia, pulizia e abilità tecnica (piacevole sorpresa anche la leggera malizia di Claudio Coviello). Matrigna e sorellastre vengono relegate alla pantomima, ingabbiate in un abito di ferro settecentesco a tre balze (omaggio a Kylian?); puri fantocci in questo cast, molto en dedans e poco en dehors, ma il cui movimento caratterizzante della gamba destra diventa leitmotiv dell’intero corpo di ballo.

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E poi ci sono i protagonisti, i divi, la strabiliante bellezza di Cenerentola Semionova e del Principe Bolle. Mai due caratteri sembrano più appartenere ad una favola. Roberto Bolle riesce persino ad aggraziarsi e domarsi negli anni, ad ascendere sempre più nella leggenda, con una prova di definizione, leggerezza e bellezza adamantina; non il minino suono nella discesa dai grandi salti, non una sbavatura al termine delle pirouette, e tra i porteur più rassicuranti che la danza possa offrire. La bellezza di Polina Semionova non è da meno, il suo controllo, le sue gambe nervose e precise, una regina che fatica a stare nelle vesti di una giovane stracciona derisa ma che trova naturalmente il suo habitat tra i continui intrecci delle braccia del Principe, in cui si avviluppa fino a diventarne il perfetto carillon.

Lara Crippa

“Cinderella” di Mauro Bigonzetti, visto al Teatro alla Scala di Milano il 15 gennaio 2016

Cenerentola   Polina Semionova
Il Principe   Roberto Bolle
Le sorellastre   Antonella Albano; Virna Toppi
La matrigna   Denise Gazzo
Gli amici del Principe   Claudio Coviello; Eugenio Lepera; Walter Madau; Antonino Sutera
La fata madrina   Martina Arduino
Le fate delle stagioni   Antonina Chapkina; Lusymay Di Stefano; Chiara Fiandra; Serena Sarnataro
Il padre   Christian Fagetti

Leggi anche:
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  1. Pingback: Omaggio russo nella contemporaneità scaligera | Parole di Danza

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