Gli allievi del San Carlo ripartono con Les études

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Le ultime chiacchierate con il direttore della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli Stephane Fournial sono state un informale valzer sullo status quo della danza e del balletto in Europa e nel mondo. Il nostro punto di osservazione è partito dalle tre scuole di ballo dei teatri d’opera italiani con un occhio vigile sulle sorti dei colleghi d’oltralpe che lamentano una più o meno velata involuzione della formazione coreutica. E le risposte emerse da quelle chiacchierate sono diventate, di punto in bianco, la messinscena stessa dell’ultimo spettacolo dell’ensemble giovanile sancarliano diretto proprio dall’amico francese che, in pochissime parole, ha voluto ribadire l’assoluta necessità di insistere ad oltranza sul repertorio classico, sullo studio della tradizione coreutica ottocentesca e la valorizzazione della didattica e della migliore metodologia possibile quotidiana in tutte le sale del mondo. Ed In punta di piedi…estratti dal repertorio classico è un titolo che proprio per queste ragioni non può passare inosservato, neanche al più distratto passante sotto i porticati del settecentesco Teatro di San Carlo di Napoli.

gala-scuola-danza-san-carlo-2016_foto-fsqueglia_2423E così la storia del repertorio è stata vista e rivista in scena al Teatrino di Corte del Palazzo Reale, qualche metro più in là del Massimo, in una bell’abitudine da queste parti, soprattutto quando i protagonisti sono gli allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo diretti da Stephane Fournial, ad un anno esatto dal primo giorno di insediamento. Da lì il viaggio ha attraversato i vari step immaginati dal direttore fino allo spettacolo di fine anno del 30 giugno scorso, applaudito con convinzione da pubblico e critica. Ma naturalmente le conferme sono ben più ardue delle prime gratificazioni e così il navigato direttore si aspettava le giuste reazioni al cospetto di un repertorio in verità parecchio ostico. Eh sì, perché Stephane Fournial non ha mai nascosto le ambizioni internazionali per i suoi allievi, soprattutto nell’ottica di indurli a ragionare ben al di là delle Alpi sin dalla loro adolescenza. Ed il titolo del gala delle due serate di questo fine novembre ha voluto dire tutto: In punta di piedi…estratti dal repertorio classico. In punta di piedi, perché ovviamente le ragazze della scuola le hanno indossate nella maggior parte dei titoli rappresentati e, soprattutto, perché il rispetto e la massima discrezione sono stati e saranno l’elemento principale dell’approccio di tutto l’ensemble al repertorio da portare in scena per tutta la vita.

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Il direttore non ha lesinato sforzi e questa è in sintesi la prosecuzione scenica dei tanti dettami teorici impartiti dal direttore in questo primo anno di lavoro. A cominciare dal debutto corale sulle musiche di Frederick Chopin in Etudes Opera 10 n.1, con la definitiva apertura del sipario su un estratto di Le Conservatoire di August Bournonville sulle musiche di Holger Simon Paulli, e poi La Tarantella per i corsi propedeutici, tratto dal titolo Etudes di Harald Lander sullo spartito di Knudage Riisager. L’esecuzione de Il lago dei cigni di Marius Petipa, Lev Ivanov e le musiche di Piotr Ilich Ciaikovskij ha visto la scelta del valzer dei cigni, dei quattro cignetti, e dei grandi cigni ripresi da Vladimir Bourmeister con l’attitudine a poterlo fare davvero bene in futuro! Lascia il segno Denise Letizia nella coreografia di Marius Petipa con La Bayadere di Ludwig Minkus, così come non manca il primo romanticismo nel repertorio scelto da Stephane Fournial con la variazione dei contadini del primo atto di Giselle di Jean Coralli-Jules Perrot sulle musiche di Adolphe Adam. Così come si è riproposto Etudes di Harald Lander con Relevés e finanche le odalische tratte da Le corsaire, anche in questo caso fedelissimi al repertorio con Marius Petipa, nella rivisitazione delle precedenti coreografie di Joseph Mazilier, e le musiche ancora di Adolphe Adam con brani di Cesare Pugni. E poi la celebre variazione de La morte del cigno di Mikail Fokine, e spartito di Camille Saint Saens, quasi in provocatoria antitesi rispetto al celebre Il lago dei cigni con una superlativa esecuzione della giovanissima interprete. Infine per l’ultima esibizione si è pensato alla polonese, ancora di Piotr Ilich Ciaikovskij per restare davvero fedeli al repertorio classico come da filo conduttore delle intere serate.

Massimiliano Craus

Napoli, Teatro di Corte di Palazzo Reale
26 e 27 novembre 2016

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