Trittico, l’Opera di Roma sfida l’evoluzione contemporanea della danza

Trittico in evoluzione storica per provocare l’animo contemporaneo del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Robbins, Preljocaj, Ekman, tre nomi che si sostengono da soli, riuniti in una serata condita di ironia, sacralità e sorpresa.
I lavori sono noti, alcune interpretazioni già fissate nell’immaginario, l’aspettativa alta ma i ballerini sono nettamente cresciuti, ripuliti e assottigliati. C’é a questo punto da cogliere la provocazione di Alexander Ekman sulla giustizia o meno di una recensione o forse sull’arbitrio. Così mentre Cacti si interroga sulla comprensione dell’arte mettendo in scena gesto parola musica luci pedane e cactus, lo spettatore sorride di fronte alle mille combinazioni che si avvicendano sul palco. Il Quartetto Sincronie si alterna sulla scena, con i danzatori che oppongono alle note classiche il battito delle mani, una danza primitiva, un urlo selvaggio; sembrano quasi interpretare una tastiera vivente, ma una voce registrata monologa un What does it mean?. Il tempo di crearsi una lettura e le luci di scena pulsano sul palco per cambiare quadro mentre le pedane si compongono in una moderna impalcatura architettonica e una serie di cactus sostituiscono i musicisti in prima linea, come nuove opere espositive. Vita, musica, teatro, utopia artistica, il dualismo della libertà, il momento di terminare lo spettacolo…le parole di Theberge scorrono nei gesti spesso ironici dei danzatori, fino a scandire il passo a due di Annalisa Cianci e Claudio Cocino, avvolti in una tuta nera, intenti a provare i passi di un pezzo o di una relazione, mentre le ginocchiere provano forse a proteggere dalle spine della vita artistica, o semplicemente rappresentano l’ennesimo interpretabile significato. Il brano perde un po’ di forza rispetto alla versione dell’NDT per la potenza a volte trattenuta, l’ironia troppo timida, qualche gesto che sfugge allo spartito coreografico, voci ancora troppo timide, ma nell’insieme il Corpo di Ballo si è piegato a questa non facile sfida e si apprezza l’inserimento di un giovane coreografo svedese che sfida ad abbaglianti riflessioni.

Mentre Ekman ironizza sull’arte moderna Jerome Robbins si sollazza con il balletto e la musica classica. Anche in questo caso è uno strumento ad aprire la scena: a salire sul palco non sono gli archi ma la pianista Enrica Ruggiero che dovrà intrattenere i danzatori con The Concert sulle note di Frédéric Chopin. Gli elementi metateatrali sono già tutti elencati nella prima scena: il sipario che si apre su un altro scenografico sipario che ritrae una serie di platee in prospettiva, l’incipit di Les Sylphides con il suo stile romantico, la pianista che sistema platealmente il suo pianoforte, i danzatori che prendono posto al concerto tra inversioni di biglietti e rapimenti estatici. Il pubblico ride, applaude, commenta divertito mentre le scene si susseguono tra rapidi couru, salti militari, tentati omicidi e sfilate di cappelli. Ad essere accoltellato è in realtà il balletto classico in un susseguirsi di donne fantoccio trascinate come Coppelie abbandonate e Silfidi che dimenticano le sequenze coreografiche. Stessa sorte per la musica, che nello studio della Goccia dà forma ad un poetico raduno di ombrelli, mentre in quello della Farfalla il virtuosismo fa balzare i ballerini in una coreografia di mobili antenne. Il Corpo di Ballo si cala con estrema eleganza nel brano di Robbins, rinunciando alla smaccata ironia a favore di una più timida e garbata interpretazione. Grande pulizia nelle linee, specialmente nel ruolo conduttore della Ballerina, una delicatissima e ingenua Rebecca Bianchi, e dell’imprevedibile Marito Alessio Rezza.

Al centro, incuneata nell’ironia, la sacralità di Angelin Preljocaj nel celebre passo a due di Annonciation. Brano famosissimo per la sua potente intensità che vede una dolcissima e sensuale Marie (di nuovo Rebecca Bianchi) sedotta dalla freddezza guerriera dell’Archange (Eleonora Abbagnato). Alla presenza del coreografo le due danzatrici sono riuscite a mantenere i ruoli con un’attenta precisione del gesto, in quelle braccia taglienti che penetrano e proiettano, le prese che afferrano, sostengono e depongono, le liquide dinamiche che accelerano fino a sospendersi nell’aria tesa. A suggellare il concepimento un bacio, che si sarebbe forse immaginato più prolungato, ma ogni Annunciazione ha la sua interpretazione, qui forse meno magnetica ma estremamente pura e consapevole. La musica incornicia i movimenti, le sacre calde note di Vivaldi, il disturbante freddo ronzio di Roy, le ingenue voci dei bambini che giocano mentre la luce fende la scena, aprendosi varchi nella scena e nei corpi. Emerge comunque sempre la genialità coreografica di Preljocaj che riesce qui a trasformare il solo corpo in puro atto scenico.

Lara Crippa

#prima Robbins, Preljocaj, Ekman @ Teatro dell’Opera di Roma 31/03/2017

THE CONCERT
MUSICA  Frédéric Chopin
COREOGRAFIA  Jerome Robbins RIPRESA DA  Jean-Pierre Frohlich
SCENE  Saul Steinberg e Edward Gorey
COSTUMI  Irene Sharaff
LUCI  Jennifer Tipton RIPRESE DA Perry Silvey
Interpreti principali

Ballerina  Rebecca Bianchi
First Man  Manuel Paruccini
Husband  Alessio Rezza

ANNONCIATION
MUSICA  Stéphane Roy (Crystal Music), Antonio Vivaldi (Magnificat) SU BASE REGISTRATA
COREOGRAFIA  Angelin Preljocaj RIPRESA DA  Claudia De Smet
SCENE  Angelin Preljocaj
COSTUMI  Nathalie Sanson
LUCI  Jacques Chatelet
Interpreti

L’Archange  Eleonora Abbagnato
Marie  Rebecca Bianchi

CACTI
MUSICA  Joseph Haydn, Ludwig van Beethoven, Franz Schubert (arrangiata e orchestrata da Andy Stein), Gustav Mahler
Quartetto Sincronie

COREOGRAFIA  Alexander Ekman RIPRESA DA Spenser Theberge e Nina Botkay
SCENE E COSTUMI  Alexander Ekman
LUCI  Tom Visser
TESTI  Spenser Theberge
Interpreti principali:  Claudio CocinoAnnalisa Cianci

Direttore David Garforth
Orchestra, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma

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