Preljočaj, un tratto di poetica, dinamica bellezza

In un’epoca dove i confini sono sempre più labili Preljočaj continua a tessere tratti coreografici che uniscono le singole solitudini fino a dilatarle nelle maglie della Storia. Torna in Italia la profonda poeticità di Angelin Preljočaj con un nuovo dittico: Un trait d’union (1989, riallestimento) e Still life (nuova creazione settembre 2017 Pavillon Noir), andati in scena a Ferrara, Teatro Comunale, giovedì 15 febbraio 2018 in prima nazionale, e sabato 17 al Teatro Goldoni di Venezia all’interno della stagione EVOLUZIONI.

Quasi trent’anni tra le due pièce, eppure quel trait d’union le lega in modo invisibile alla ricerca di un’identità, individuale prima e collettiva poi. Vite e corpi spezzati alla ricerca di un senso che la cifra coreografica di Preljočaj esteriorizza con intensa poeticità. I suoi duetti restituiscono uno studio quasi metafisico del gesto, i suoi brani corali strutturano la scena, le luci si inseriscono anch’esse come presenza sceniche, per riuscire ogni volta a stupire con la sua intelligenza poetica. Ogni gesto ha il suo valore e rientra in un quadro mobile che solo il linguaggio della danza può restituire nella sua ineffabile potenza. Bellezza estetica, dinamica interpretativa, tecnica impeccabile, sono i rari ingredienti che danno forma all’intensa meraviglia compositiva del coreografo francese.

Recensione completa di Lara Crippa su Sguardi di Danza @corriereveneto

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