La reincarnazione Brodsky/Baryshnikov


Un topo che risale lungo la colonna vertebrale di una stufa. Immagine cupa, vivida, ironica della vita che trionfa dopo essersi trovata suo malgrado intrappolata, che trova una via di fuga, di espressione, di moto. È la voce a librarsi nell’aria, la foce dove si reincontrano quella ‘mano’ e quella ‘gamba’ che hanno permesso al poeta Iosif Brodsky e al danzatore Mikhail Baryshnikov di riemergere in occidente. Il Gatto e il Topo, come Brodsky aveva rinominato i due amici, si ritrovano ora in un palcoscenico solitario per ripercorrere i suoni della memoria, inseguirne i versi, dar forma a quel brio compositivo.


BRODSKY/BARYSHNIKOV, un assolo del grande performer Mikhail Baryshnikov (classe 1948) per l’amico Iosif Brodsky, Premio Nobel per la letteratura (1987) mancato a soli 55 anni. Sepolto a Venezia, è qui che questa sera la sua poesia risorge, nel tempio della Fenice veneziana. Con la direzione di un altro grande del teatro, il regista lettone Alvis Hermanis, la fisicità di Baryshnikov entra nei versi di Brodsky per farla palpitare.
90 minuti di brani selezionati, recitati in russo dall’amico Baryshnikov che ne declama i versi personificando il poeta. Una voce triste, vissuta, che vibra nelle corde più profonde ed empatiche dello spettatore, interrotta sola dall’energica voce di Brodsky che spirita da un vecchio registratore. Incornicia lo spettacolo il coro angelico dei grilli, il God’s Chorus of Crickets di Jim Wilson, che contribuisce a sospendere nel tempo il tributato ossequio. Tempo racchiuso in una crisalide, un gazebo che domina la scena, opaco, polveroso, avvolto nella nebbia dei ricordi, a sua volta una macchina del tempo da cui Baryshnikov entra ed esce per dar vita e forma a quei versi amari.
Gli altri oggetti sottolineano il viaggio nella memoria di Brodsky: una sveglia che suona a fine spettacolo, la valigia di chi non ha dimora fissa, una bottiglia di whisky per rinfrancare lo spirito e le corde vocali, gli indispensabili occhiali per l’età avanzata, un paio di libri, probabili raccolte del poeta.


Una scelta cupa ma vivida quella dei brani selezionati, che tralasciano l’aspetto più ironico per dar voce al deserto della solitudine di chi è condannato a un eterno ramingare. La malinconia iniziale scivola come nettare nelle parole dell’artista, muove lo spettatore alla dolce empatia della memoria, mentre ingabbia sempre più in quella teca di ricordi. Alcune poesie prendono vita nelle movenze del danzatore che pare indossarle in ogni suo gesto. Esemplare quel nero cavallo, scuro, fiero, possente, che sfida le tenebre mentre il corpo di Baryshnikov si dilata; o quell’estremo battito di farfalla che volteggia nella sua mano in un folle ultimo ballo. Incombe senza tregua un’atmosfera cupa, cinerea, foriera di morte. Sembra respirare la fine incipiente, una nebbia che tutto avvolge, mentre il condannato è scisso tra lo spirito che anela porre fine a quell’amarezza e il corpo che vi si oppone con un’ultima danza alla vita: «Spasibo Tragediya».

Lara Crippa

“BRODSKY/BARYSHNIKOV”, di Alvis Hermanis
visto al Teatro La Fenice di Venezia il 13 luglio 2018

BRODSKY/BARYSHNIKOV
Produzione | The New Riga Theatre e Baryshnikov
basato sulle poesie di Joseph Brodsky
copyright © 2015. The Estate of Joseph Brodsky.Tutti i diritti riservati

Regia | Alvis Hermanis
Performer | Mikhail Baryshnikov
Scenografo | Kristīne Jurjāne
Costruzione dei costumi | Deanna Berg MacLean
Lighting Design | Gleb Filshtinsky
Light Operator | Lauris Johansons
Design pirotecnico | International Fireworks Design
Video | Ineta Sipunova
Suono | Oļegs Novikovs
Musica | Jim Wilson God’s Chorus of Crickets, Kārlis Tone

Spettacolo in russo con sopratitoli in italiano
Traduzione a cura di Matteo Campagnoli

Leggi anche LETTER TO A MAN, di Robert Wilson con Mikhail Baryshnikov – recensione

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