L’ironia aspra e incantata dello Slovanský Temperament

Movimenti spezzati eppure lineari, una naturalezza costruita sugli scompensi, sonorità aspre mescolate alle melodie ironiche dei classici boemi e russi. C’è un’istantanea instabile della ‘slavitudine’ nell’accostamento che il Národní Divadlo di Praga propone in Slovanský Temperament.

Commissionate dal nuovo direttore del Teatro Nazionale ceco Filip Barankiewicz, le tre coreografie di Slovanský Temperament costituiscono un corpo unico nella proposta al pubblico pur nella significativa differenza di stilemi, movimento, progettazione. E se c’è un elemento comune a tutte le tre composizioni è la qualità dell’esecuzione, merito di un corpo di ballo giovane e di solisti che nel tempo stanno crescendo per qualità tecnica e consapevolezza espressiva.

Si leggono tra le righe molteplici riferimenti ai maestri della danza e del teatro contemporanei, ma prevale una forte originalità di visione e interpretazione.

Visto a fine stagione, questo assemblage di coreografie differenti sotto il cappello dell’identità slava permette di riconoscere un ottimo amalgama nel gruppo e senza dubbio i tre lavori meriterebbero una tournée almeno Europea – inutile dire che il messaggio è chiaro per i direttori di festival e curatori di cartelloni di danza in Italia.

14-dumka-terezakucerova-jakubrasek-fotomartindivisekIl primo quadro – Dumka (termine musicale ucraino che originariamente significa “pensiero”) – risulta meno impattante dei due che seguono, nel crescendo della serata, eppure questo nulla toglie alla qualità del lavoro di Ondřej Vinklát (già apprezzato interprete di recenti produzioni del ND). La composizione, eseguita con buona pulizia dai danzatori del Narodni, sembra giocare sullo sbilanciamento di allineamenti geometrici: i danzatori entrano in un movimento, tracciano una traiettoria limpida, ma immediatamente qualcosa cede nella struttura e appare uno scatto, un innesto sincopato, una finta caduta. La gamba in arabesque cozza su braccio che dovrebbe portare, ma che ne influenza il movimento, riducendo l’effetto di rigidità della soluzione classica a favore di un dinamismo più “curioso”. Il riferimento musicale è Dvořák, che nei passaggi indicati come dumka enfatizza i contrasti tra spirito melanconico ed esuberanza. Il finale del pezzo di Vinklát – che cura anche lo studio e l’elaborazione del tessuto musicale – è in particolare coinvolgente, per la capacità di accompagnare nella coralità alla chiusa solistica da applausi.

aspects-soubor-baletu-nd-foto-martin-divisek 2Il secondo quadro – Aspects – è firmato dalla polacca Katarzyna Kozielska e davvero la pulizia dell’esecuzione, assieme alla peculiarità del disegno coreografico, riservano momenti di emozione pura. L’avvio è un assolo, melanconico e intimo, che Kristýna Němečková interpreta con dolce fermezza rifuggendo dalle immagini riflesse in cinque specchi che l’assediano. L’ingresso sulla scena del corpo di ballo è inizialmente minimalista, per espandere progressivamente il movimento corale che non è solo a contorno delle scene solistiche, ma piuttosto costruisce narrazioni parallele. Un’attenzione che emerge anche quando i danzatori sono chiamati a muoversi con regolarità ritmica attorno al cerchio di luce in cui si stagliano Alina Nanu e Adam Zvonař, per un duo di incantevole fattura. Le linee sono pulitissime, con incroci tutt’altro che banali e prese compostamente sicure, con un andirivieni tra ispirazione classica e contact contemporaneo, leggerezza negli attitude e forza espressiva di sbilanciamenti controllati. Il finale è corale, con la Nanu che viene trasportata ed elevata in una sorta di ascensione santificatrice, per poi finire sepolta in un tumulo di mani e corpi e riemergere per il duo finale con la Němečková.

18-perfectexample-alicepetit-souborbaletund-fotomartindivisekSe nella costruzione di questa coreografia intimisticamente astratta e davvero intensa la Kozielska sembra riprendere ed evolvere l’esperienza neoclassica allo Stuttgart, il terzo quadro firmato da Andrej Kajdanovskij rimbalza su costruzioni coreografiche decisamente contemporanee. Si potrebbero citare Pina Bausch e Tadeusz Kantor, ma anche Jiří Kylián e il Terzo Teatro. Perfect Example è un pezzo politico, a tratti didascalico nella drammaturgia che descrive una facile adesione alla massificazione e sottomissione al potere – apparentemente molto slava – eppure l’ironia del movimento e dell’evoluzione teatrale ha il sopravvento. Quadri coreografici brevi, in duo o individuali, si susseguono per descrivere brevi sprazzi di coscienza individuale, momenti di reazione potente o giocosa all’omologazione. C’è un senso di solidarietà e compatimento nei movimenti del gruppo: ciascuno dei personaggi, espressionisticamente fasciati in una bendatura cerebrale, si appoggia al vicino per trovare un bilanciamento. Eppure il collettivo non reagisce, si lecca le ferite e soccombe ad un fastidioso suono elettronico, dal quale viene liberato dal riconoscimento della lingua. La lingua diviene allora espressione di identità e libertà – un altro nodo sensibile in ambito slavo – e il movimento si scioglie in una luminosità piena, forse illusoria, ma potente.

 

@gbmarchetto

 

“SLAVIC TEMPER” coreografie di Ondřej Vinklát, Katarzyna Kozielska, Andrej Kajdanovskij
visto al Národní Divadlo di Praga

 

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