La Bisbetica Domata, il dominio dell’interpretazione sulla tecnica

Ekaterina Krysanova and Vladislav Lantratov in The Taming of Shrew, choreography Jean-Christophe Maillot @ Bolshoi Ballet

Shakespeare. Come tradurre il wit del bardo in movimento danzato? Una letteratura dai rimaneggiati plot che trascende la storia per la caratterizzazione dei suoi personaggi; intrecci che continuano ad attrarre registi e coreografi; banchi di prova che scandagliano l’animo umano. La Bisbetica Domata – o meglio “addomesticata” secondo l’originale The Taming of the Shrew – ha fino ad ora sedotto pochissimi coreografi, probabilmente proprio per quel “dominio” che ha da sempre creato non poche questioni di genere.

Nel 2013 il francese Jean-Christophe Maillot, direttore e coreografo di Les Ballets de Monte-Carlo, riceve da Sergei Filin – allora direttore del Corpo di Ballo del Teatro Bolshoi di Mosca, proprio nell’anno in cui venne tristemente sfigurato con l’acido – l’incarico di una commissione per l’eccelso Bolshoi. E Maillot estrae dal cilindro magico una Bisbetica che non solo doma gli irrequieti spiriti del momento ma si aggiudica anche nel 2015 tre Golden Mask (prestigioso premio russo) come miglior balletto e migliori danzatore e danzatrice protagonisti (Vladislav Lantratov e Ekaterina Krysanova). Di lì un successo mondiale che ha visto la produzione programmata da New York a Londra, con aggiunta di proiezione live direttamente dal Teatro Bolshoi nel 2016, fino ad approdare in questi giorni in Italia al Teatro alla Scala di Milano con gli stessi acclamati e ammirati danzatori.

Olga Smirnova and Semyon Chudin in The Taming of Shrew, choreography Jean-Christophe Maillot @ Bolshoi Ballet

Cosa porta gli spettatori a continuare ad assistere e ad apprezzare questa Bisbetica Domata? Il balletto é narrativo e sulle punte, ma la scenografia e i movimenti sono fortemente contemporanei. Due scalinate bianche (nella scenografia di Ernest Pignon-Ernest) si aprono a disvelare un semplice intreccio, epurato dei vari sotterfugi per conquistare la Bisbetica Caterina e la più affabile sorella minore Bianca. Maillot afferma: «Non è la commedia di Shakespeare. É un balletto su quella commedia». Ma, come per Shakespeare il successo non deriva dalle vicende ma dalle trame psicologiche dei protagonisti, così Maillot non mette in scena mirabili e accattivanti virtuosismi, ma un’espressione caratteriale che si esprime nella forza interpretativa dei suoi protagonisti.

In scena, come nel testo, c’é la caratterizzazione di ogni personaggio, presentati qui distintamente nel primo atto: Battista (Karim Abdullin), un padre autorevole preoccupato solo di accasare le due figlie, ha un portamento nobile, una tecnica elegante, ma non vede l’ora di condurre una propria vita libera da ogni preoccupazione. Ortensio e Gremio (Aleksandr Smoljaninov e Vjačeslav Lopatin), corteggiatori di Bianca, sembrano il gatto e la volpe dei sotterfugi, tra diabolici salti e striscianti plié. Lucenzio (Semën Čudin), si distingue sui due contendenti per raffinatezza, e conquista il romantico cuore della bella Bianca. E bianco e nero sono le due tonalità dominanti, eterni emblemi del bene e del male (costumi di Augustin Maillot): neri gli abiti di Ortensio e Gremio, bianchi quelli di Lucenzio, nero il primo atto e bianco il secondo sia per il padre che per il corpo di ballo femminile che rima con corti tutu le vicende dei protagonisti. Due le note di colore: Bianca (Ol’ga Smirnova), che sfuma al suo nome un blu celestiale, e Caterina (Ekaterina Krysanova), che contamina il nero con quel verde brillante legato invece alla terra ma anche al chakra del cuore. Due donne con le idee chiare, quasi specchio una dell’altra, che vivono secondo i propri desideri, apparenti sottomesse o ribelli che trovano pace solo nella comprensione della propria espressione.


Il secondo atto è un inno all’amore, che non doma, ma rivela la natura umana. Caterina viene fin da subito sedotta da Petruccio (Vladislav Lantratov) che irrompe nella scena sovrastando chiunque con le sue spavalde elevazioni. Al suo fianco il servitore Grumio (Aleksej Matrakhov), giullare fedele ma che raramente riesce a fare la cosa giusta al momento giusto.
La prima scena del secondo atto, “la scena del fuoco”, vale tutti i premi. Di fronte ad un immaginario fuoco improvvisato Caterina e Petruccio scaldano la loro passione in un ribelle gioco di seduzione. Le vibrazioni sono tutte in quelle gambe che tremano veloci, nelle prese che la fanno ruotare e proiettare ad anticipare l’atto d’amore, ma anche il quel torso nudo e in quei capelli selvaggi. Una complicità intensa, esplorata, conquistata. Come nelle più famose scene che la danza ha tramandato alla storia, la tecnica qui è solo strumentale a quest’indomita donna che lancia pugni e calci per librarsi poi di gioia nelle braccia di un amore che le sa tenere testa. L’amore romantico e delicato di Bianca sembrerebbe un perfetto contraltare a questa piccante seduzione, eppure Maillot (e l’intramontabile bardo) riesce a rendere la specificità dei personaggi così come il loro sconfinare da quel ruolo: la dolcezza di Bianca non nasconde così una sua acuta malizia, e a sua volta l’irruenza di Caterina trascende in una sognante tenerezza.

Infine la musica, nell’accurata scelta del compositore russo Dmitrij Šostakovič, calorosamente diretto da Igor Dronov. Un collage di musiche che sottolineano con ogni strumento i vari passaggi, con armonia, pomposità, tensione o ironia, fino al riconoscibilissimo, ma non per questo meno sorprendente finale “Tea for two”. Una condivisione d’intenti, la giusta miscela di tecnica e interpretazione, una dedizione narrativa alla danza che prende vita grazie a questi ballerini, artisti delle infinite pieghe espressive che in ogni movimento esprimono l’intensa e ammaliante arte tersicorea.

Lara Crippa

“La Bisbetica Domata” di Jean-Christophe Maillot w/ il Corpo di Ballo del Teatro Bolshoi di Mosca
visto al Teatro alla Scala di Milano il 13 settembre 2018

La Bisbetica Domata
Balletto in due atti, basato sulla commedia di William Shakespeare The Taming of the Shrew

w/ Corpo di Ballo del Teatro Bol’šoj di Mosca
Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano
Musica   Dmitrij Šostakovič
Direttore   Igor Dronov

Coreografia   Jean-Christophe Maillot
assistente del coreografo   Bernice Coppieters
Scene   Ernest Pignon-Ernest
Costumi   Augustin Maillot
Luci e video   Dominique Drillot
Drammaturgo   Jean Rouaud
Link al LIBRETTO

Caterina   Ekaterina Krysanova
Petruccio   Vladislav Lantratov
Bianca   Olga Smirnova
Lucenzio   Semyon Chudin
Ortensio   Alexander Smoliyaninov
Gremio   Vyacheslav Lopatin
La vedova   Kristina Karaseva
Battista   Karim Abdullin
La governante   Anna Tikhomirova
Grumio   Alexei Matrakhov

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