Last work, tre anni dopo

Sono trascorsi tre anni da quel Last Work andato in scena a Tel Aviv, e poi subito a Praga [vedi recensione di Giambattista Marchetto]. Sedici danzatori della Batsheva Dance Company coordinati nella loro plastica individualità dalla magia destrutturante e compositiva dell’israeliano Ohad Naharin. Sedici più un elemento in abito cobalto che corre su un tapis roulant per tutta la durata dello spettacolo, metronomo vivente del tempo umano, delle sue dinamiche relazionali, di un incedere noncurante della solitudine, della gioia, della violenza, dell’amore.

Sul palco il tempo invece si dilata fino quasi a rallentarsi per introdurre i singoli danzatori, le loro membra, la specificità dei singoli movimenti, ampi, decomposti, un fluido di disgreganti equilibri che si ricompongono nelle specifiche individualità. La seconda scena apre lo spettro alle dinamiche di gruppo, la splendida immagine di un grande intreccio di mani che sostiene, protegge, ma copre e spersonalizza. Il suolo intanto si fa carico di sorreggere i corpi, accoglierli, mostrarne la sensuale bellezza. Altro cambio di scena, e il tempo arriva quasi a sospendersi in una dimensione mistica.

Canotte e pantaloncini colorati lasciano spazio al bianco, mentre gli uomini vengono avvolti da lunghe toghe nere a scandire un cerimoniale mistificato, fittizio, rigido. Le schiene si piegano spalancadosi al cielo e raggomitolandosi a terra, le gambe si muovono in rigide mezze punte per respirare in continue grandi aperture. Il bianco si insinua sempre più, consapevole della propria specificità, di una verità dell’essere che prende forma nel movimento, sfacciato ed a tratti ironico, ma che ricerca la propria parte nel tutto. Si compongono sempre più strutture, ripetizioni, architetture dei corpi, si mascherano i volti mentre il corpo ripercorre i suoi codici fino a robotizzarli. Il ritmo accelera, si comprime all’improvviso di fronte alla storia, una bandiera bianca, un mitra che fuoriesce da un drappo rosso sangue. I danzatori sembrano urlare sempre più la propria specificità snodando i movimenti fino alla loro essenza, librandosi in una corsa non più in moto retrogrado ma circolare, finché non vengono bloccati in un firmamento di specifici e interconnessi punti nevralgici.

Lara Crippa

“Last Work”, Batsheva Dance Company, visto al Teatro Comunale di Ferrara il 25/11/2018

coreografia: Ohad Naharin
musica orginale: Grischa Lichtenberger
PRIMA IN ESCLUSIVA PER L’ITALIA

clicca per leggere anche la recensione di Deca Dance

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d bloggers like this: