La grandezza non si insegna né si tramanda, e getta un’ombra opaca su chi ne rimane incatenato. Gli omaggi ai grandi coreografi non sono mai facile prova, a meno che non si dia voce alla memoria di chi da quell’incontro ne è stato illuminato. Nel 2019 ricorre il decennale della scomparsa di Pina Bausch, la danzatrice e coreografa tedesca madre del Teatro-Danza, incarnato dalla sua compagnia Tanztheater Wuppertal, i cui discepoli continuano a testimoniarne la memoria.
Venezia non può esimersi da questo appuntamento. Città che l’accolse nel 1985 con Blaubart, e nel 1992 con Viktor, oggi apre le porte del Teatro Goldoni con un’interessante triplice prospettiva.

[…] Il “terzo tempo” avviene sulla scena del teatro, con la Compagnia Merighi | Mercy e la memoria di Pina incisa nei loro corpi. Memoria che si fa sempre più labile di generazione in generazione, come se i più giovani fossero stati impressi nel movimento ma non troppo a fondo e a lungo nel loro animo. Tre duetti che rimandano a tre diverse “impressioni” del Maestro sull’Allievo, di quelle dirette e destabilizzanti domande con cui l’acume della Bausch interrogava l’anima dei suoi danzatori.

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