L’omaggio antologico di Akerusia alla danza

Teatro Mediterraneo di Napoli gremito per ben due serate con Akerusia Danza di Elena D’Aguanno ed un canovaccio trasversale ai secoli ed alla tecnica intitolato “Immagini. Colori. Suoni”. Una trilogia che è al contempo un’antologia di immagini colorate e musicate su spartiti eterogenei come nelle corde della direttrice artistica Elena D’Aguanno. A timone di Akerusia Danza da moltissimi anni, la coreografa napoletana quest’anno ha portato in scena due spettacoli al Teatro Elicantropo di Napoli prima di concludere la trilogia in “OperAperta” proprio nei primi giorni di afa del 2019. Dopo aver rappresentato “1+1=1 (Filosofia dell’identità)” di Ina Colizza ed Antonello Apicella, oltre all’inedito “Romeo e Giulietta” di Ciro Venosa, abbiamo deciso di concentrarci su un lavoro ad ampissimo respiro come una trilogia così differente nei contenuti, nella storia e nelle musiche. Qui le immagini sono state allestite in scena attraverso “Arlecchinata“, un omaggio a Marius Petipa che ne ha realizzato la versione originale nel 1900 “Les Millions d’Harlequin” ed al Carnevale veneziano settecentesco. I colori sono invece affidati ad uno dei pezzi storici del repertorio della nostra compagnia, quel “Futur’è” che si richiama evidentemente al movimento futurista italiano di inizio Novecento e che si manifesta in tutte le sue sfaccettature artistiche e culturali. Infine i suoni, in verità le mirabili musiche di Johann Sebastian Bach che hanno accompagnato in “Concerto” le coreografie di Paul Taylor, immenso autore statunitense scomparso neanche un anno fa.

Eccolo il manifesto delle due serate al Teatro Mediterraneo del 5 e del 6 giugno scorso, ovvero una miscellanea di temi legati dall’unico filo conduttore dell’approccio culturale di Akerusia Danza alla danza stessa. Un approccio ormai consolidato nel tempo e nei luoghi, teatri o site specific, dove la compagine di Elena D’Aguanno ha scritto numerose pagine di storia della danza italiana. Proprio come con “Arlecchinata” e “Concerto”, i due nuovi pezzi aggiunti in repertorio, così diversi tra loro eppure così inequivocabilmente riconducibili alle mani di Elena e Sabrina, sorelle d’arte e coreografe di Akerusia Danza. Qui “Arlecchinata” è stato in scena un raffinato dipinto del Carnevale veneziano settecentesco, quello così caro a Carlo Goldoni da essere rappresentato sul solco di Marius Petipa (1900) e George Balanchine (“Harlequinade” del 1965 per il New York City Ballet, ndr), i due maggiori coreografi rispettivamente dell’Ottocento e del Novecento. Un solco studiato nei particolari anche cromatici dalle due sorelle D’Aguanno, impegnate senz’altro a non confondersi nelle celebri coreografie ma, al contrario, a valorizzarle ed attualizzarle ancor più.
Sulla falsariga di quanto operato con il “Concerto” dedicato a Paul Taylor, altro nome saliente del Novecento ma con sfumature decisamente diverse rispetto agli altri due punti di riferimento delle due serate. Qui Paul Taylor è omaggiato attraverso le musiche dei Concerti brandeburghesi n.6 e n.3 con l’intento, riuscito, di fondere la grafia coreografica con quella musicale per la messinscena di una calligrafia perfettamente riuscita. Un modo come un altro di rendere sontuosa l’arte più essenziale, con uno spartito immaginifico che ha chiuso in sé, proprio come in una matriosca, la partitura coreutica rielaborata sapientemente da Sabrina D’Aguanno. A detta degli ospiti in sala, e dei fragorosi applausi in ogni ordine di posto al Teatro Mediterraneo, l’intento di emancipare il giovane pubblico della danza pare riuscito. Del resto la matematica Elena D’Aguanno avrà fatto bene i suoi calcoli, riconducendo a sé un pubblico ed un programma quanto mai eterogeneo.

di Massimiliano Craus

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