Fabbrica Europa, diffusa, contaminata e con uno sguardo all’oriente

Fabbrica Europa affronta il 2019 con lo slancio di un nuovo inizio. Un Festival diffuso sulla città di Firenze anima diversi spazi, teatrali e non, con un continuo attraversamento di gesti performativi, sonori e artistici che esprimono i segni di una geografia creativa espansa che dall’Europa arriva all’Asia, passando per il Sud del mondo.
La XXVI edizione di Fabbrica Europa si apre venerdì 3 maggio alla Stazione Leopolda con una delle compagnie che più di ogni altra ha sottolineato l’essenza creativa e segnato la memoria storica del festival dal 1994 a oggi: LA FURA DELS BAUS. Free Bach 212 è una performance collettiva dedicata al rapporto tra i linguaggi: classico e popolare si mescolano nella proposta della leggendaria compagnia catalana, qui affiancata dall’ensemble barocco Divina Mysteria.

Dopo l’inaugurazione alla Stazione Leopolda, il Festival, prosegue al Teatro della Pergola e nei nuovi spazi, versatili e modulabili, del PARC Performing Arts Research Centre (Palazzina ex Fabbri e Complesso Scuderie Granducali nel Parco delle Cascine).
Per il 2019 Fabbrica Europa propone un progetto speciale, un originale focus sulla nuova danza della Cina ideato proprio per il Festival. Quattro giornate sono infatti dedicate alla scoperta delle poetiche di sei coreografi cinesi indipendenti. Yu Yanan, Lian Guodong e Lei Yan, Tian Tian, Er Gao, Wu Hui portano avanti una ricerca molto personale che, partendo dalla tradizione, si concentra sul condizionamento culturale del corpo e la memoria corporea, giungendo a una qualità espressiva capace di manifestare una sensibilità contemporanea e anticonvenzionale che li rende anticipatori di un innovativo territorio performativo (9>12 maggio).


Si segnala inoltre TrapTown, ultima creazione di Wim Vandekeybus, con cui il poliedrico artista fiammingo ritorna al cosmo sconfinato e oscuro delle anime antiche, intrecciando danza, cinema, parola e musica in una nuova mitologia (5 maggio).

Datamigration_1
di Giovanfrancesco Giannini è un dispositivo coreografico che si relaziona con i flussi di dati di una connessione internet sempre presente. In un percorso di immagini e video, il performer accompagna il pubblico in un viaggio nella memoria personale archiviata (12 maggio).

Fireball
di InQuanto teatro: uno spazio astratto diventa la tavola su cui Floor Robert disegna un ritratto impietoso e poetico delle sue paure e dei suoi desideri. Fra teatro, danza, installazione e arte visiva, prende forma un dialogo, intimo e surreale, tra performer e pubblico (18, 19 maggio).

Dalla Corea giunge la fascinazione espressiva di Goblin Party che in Silver Knife indaga gli aspetti conflittuali dell’identità femminile. I corpi di quattro danzatrici trasmettono emozioni capaci di tessere una relazione coinvolgente con il pubblico, amplificandone la prospettiva (21 maggio).

Collapse
di Francesco Sgrò è una storia semplice: 5 persone, 35 palline, 5 clave e una ruota, la musica che accompagna una travolgente fantasia di corpi e oggetti. Fisicità, danza, giocoleria e acrobatica sono gli ingredienti di questa appassionante forma di elogio al movimento (23 maggio).

Quelques-uns le demeurent
del giovane coreografo francese Alexandre Fandard è un assolo ispirato alla citazione di Samuel Beckett “Tutti siamo nati pazzi, alcuni rimangono tali”. Il paradosso inscritto in un corpo che si libera dal nulla prima di esserne colto. E mentre il corpo lotta, nasce la creazione (24 maggio).

La ribellione può unire animi e corpi, accompagnandoli verso la bellezza e immaginazione. Ispirato alla poesia Rant e alla Beat generation, Sea Rant di Company Blu tratteggia collettivamente una rivoluzione del sé attraverso la danza quale azione poli-relazionale (24, 25 maggio).

A distanza di 10 anni dal debutto, Virgilio Sieni riallestisce invece il suo acclamato La natura delle cose, tratto dal poema filosofico-enciclopedico di Lucrezio “De rerum natura” (30, 31 maggio).

Dal Canada Andréane Leclerc e Dany Desjardins / Nadère Arts Vivants presentano Sang Bleu, un’esplorazione del corpo in relazione alla materia che lo compone. Una visione intensa della degenerazione fisica, non come annientamento ma come processo di evoluzione e trasfigurazione della carne, restituiti in scena con straordinaria incisività immaginifica (7, 8 giugno).

Black Hole
di Shamel Pitts è un’esperienza caleidoscopica che utilizzando movimento, luce e arte visiva coinvolge il pubblico in un viaggio ipnotico e colorato, senza uscita. Tre performer di origine africana creano una trinità tanto vigorosa quanto misteriosa di afro-futurismo (18, 19 giugno).

Cristina Kristal Rizzo è in scena con VN Solo. “Verklarte Nacht” di Arnold Schönberg è l’incipit per articolare una danza viscerale, in cui è l’istinto del corpo nell’ascolto musicale a prevalere sul concetto e a disegnare l’immagine dinamica del gesto artistico (19, 20 giugno).

Giuseppe Muscarello
porta in scena Kalsa, omaggio al quartiere di Palermo, simbolo di accoglienza e condivisione. Due corpi in uno spazio circoscritto. Chi è l’altro che abita il mio mondo e che, in definitiva, abita anche il suo? Nessuno ne è padrone. È coesistenza (20, 21 giugno).

Il metodo sviluppato da Barbara Berti esplora le connessioni invisibili tra corpo e mente, subconscio e percezione cosciente del reale. In Bau#1 movimento e parola si creano in tempo reale traducendo i processi che scorrono tra pubblico e performer (21 giugno).

Invisible Habitudes di T.H.E. Dance Company / Swee Boon Kuiki (Singapore), focalizzandosi sulla relazione tra mente-corpo-cuore, esprime le esperienze autentiche di ogni danzatore, storie di un’identità fluida intessuta di memoria, infanzia, cultura, etnia. Ogni corpo è un contenitore cavo che porta in sé un mondo individuale. In collaborazione con Florence Dance Festival (6 luglio).

FABBRICA EUROPA XXVI edizione
Firenze, 3 maggio > 12 luglio 2019
programma completo: www.fabbricaeuropa.net

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