Lasciate che gli Italiani sognino la danza

Un weekend interamente dedicato alla danza ha visto il Teatro Verdi di Padova accogliere sui suoi palchi l’apertura della 16ma edizione del festival di danza Lasciateci Sognare diretto dall’inesauribile energia di Gabriella Furlan Malvezzi. La novità dell’anno dedica la giornata inaugurale, sabato 28 settembre, alla prima edizione del premio nazionale Sfera d’Oro per la Danza, mentre la domenica spalanca le porte ad una nuova Vetrina di Danza Contemporanea. Punto comune dei due eventi una prestigiosa e acclamata giuria che ha decretato i vincitori del Premio e che ha assistito il giorno seguente alle performance delle giovani nuove promosse.
Diciassette gli artisti italiani individuati per questa edizione dalla giuria composta da Alfio Agostini, direttore della rivista internazionale Ballet2000, Anna Cremonini, direttrice artistica di TorinoDanza, Valeria Crippa, giornalista di danza del Corriere della Sera, Marinella Guatterini, saggista di danza e docente alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano, Roger Salas, critico di danza del quotidiano El Pais e direttore di Equilibrio Festival, Sergio Trombetta, giornalista e critico di danza per il quotidiano La Stampa e la rivista Danza&Danza, e Laura Valente, direttore artistico di Positano Premia La Danza.

Diciassette quindi i danzatori che il mondo ci ammira e che hanno fatto della danza una solida e soddisfacente carriera. Colpisce che undici di questi siano uomini, che all’estero vengano accolti e valorizzati i nostri migranti della danza, che la bravura non tentenni su un palco non noto, e che lo spessore artistico venga universalmente riconosciuto e acclamato dal pubblico ben oltre la precisa pulizia tecnica.
La serata, sapientemente orchestrata da Giorgio Mancini, ha visto alternarsi assoli e passi a due che spaziavano dal repertorio classico alle innovazioni contemporanee, in una interessante e non ovvia panoramica anche sull’arte coreografica e le sue evoluzioni. D’obbligo l’omaggio d’apertura a Merce Cunningham per i 100 anni dalla sua nascita e 10 dalla sua scomparsa, con un Mini-Event di sue sequenze eseguite da quattro studenti del quarto anno del Conservatorio di Danza di Parigi diretto da Cédric Andrieux. Segue un programma di quindici pezzi che vedono protagonisti i versatili danzatori italiani premiati a fine serata dalla giuria con pezzi unici della scultrice Jone Suardi, insieme al consueto Premio alla Carriera Sfera Danza quest’anno consegnato al maestro Giuseppe Carbone.

Ad inscenare il balletto classico niente meno che La morte del cigno interpretata da Valentine Colasante, nata a Parigi da genitori italiani, nominata Étoile del Ballet de l’Opéra de Paris nel gennaio del 2018. La ritroviamo poi scalza, incollata alle labbra di Alessio Carbone, nel turbinoso bacio di Angelin Preljocaj dal passo a due di Le Parc che strappa un applauso a scena aperta. Sempre da repertorio, l’adamantina esecuzione di Rebecca Storani, recente acquisto dell’Het Nationale Ballet, a fianco del collega Cristiano Principato, nel giocoso passo a due, non spesso rappresentato, Le Carnaval de Venise creato da Marius Petipa ne 1859. Dalla fucina del Teatro alla Scala di Milano anche Nicola Del Freo, continua promessa di stampo bollerino, che esibisce la sua impeccabile eleganza in Alone, assolo in prima assoluta di Gianluca Schiavoni. Lo ritroviamo anche in chiusura di serata in Le Corsaire, accanto a Virna Toppi, rimpianta dipartita per la stagione 2019-2020 al Bayerisches Staatsballett di Monaco.


Interessante la scelta di Vestris per Valentino Zucchetti, primo solista del Royal Ballet che propone la piccola “miniatura” creata da Leonid Jacobson per l’esordiente Mikhail Baryshnikov, in memoria dell’eccellente e vanaglorioso danzatore Gaétan Vestris. Saluta infine il balletto classico la scena del balcone di Romeo e Giulietta reinterpretata dalla fluidità coreografica di Jean-Christophe Maillot per Les Ballets de Monte-Carlo; in scena la coppia che a Natale ha incantato il Teatro La Fenice di Venezia, il premiato Simone Tribuna e Victoria Ananyan.
Il primo tempo vede altri due brani estremamente apprezzati dal pubblico per spessore artistico, scomposizione tecnica, scultorea bellezza e padronanza musicale: l’assolo Ossein, creato da Wayne McGregor nel 2006, apre la serata nei guizzi muscolari del solista Alvaro Dule, oggi nel Balletto de l’Opéra de Lyon, mentre conquista all’unanimità Vito Pansini, danzatore del Béjart Ballet Lausanne che interpreta e traduce, a fianco di Gabriel Arenas Ruiz, due brani di Gil Roman cui fece parte alla creazione: Tous les hommes presque toujours s’imaginent e t ’M et variations…
Nel secondo tempo rapiscono le lunghe e composte linee di Martina Forioso, esempio inverso di danzatrice che approda nel 2011 all’Aterballetto dopo una carriera sotto l’Union Jack; qui danza con Saul Daniele Ardillo un passo a due dell’acclamato coreografo italiano Diego Tortelli. Rapimento estetico per la delicatezza, compostezza e precisione coreografica di Sasha Riva, danzatore del Grand Theatre de Genève, qui anche coreografo di End of Eternity con l’eterna amica Silvia Azzoni, celebre prima ballerina dell’Hamburg Ballett John Neumeier.

Costellano la serata anche quattro brani estremamente contemporanei: la gradita Valeria Galluccio in un estratto del primordiale Le cri du monde di Marie Chouinard; Luciano Ariel Lanza con Erica Meucci, performer della Compagania MK, propongono un brano dalla loro coreografia Riflessi Lucidi sulla relazione tra corpo e cervello; Mattia Russo e Antonio De Rosa, che a Madrid hanno trovato la patria per il loro collettivo Kor’sia, giocano con ironia la sperimentazione di stili, epoche e forme – Jeux Nijinskj; infine il giovane, e sempre più apprezzato in Italia, Nicola Galli interpreta il suo rituale visivo Deserto digitale dedicato alla ricerca musicale di Edgard Varèse.


Resta per alcuni la perplessità di un premio che ripremia talenti già riconosciuti, gli ultimi anche di recente, e dai premi più storici in Italia, d’altronde rappresentati dalla giuria presente. Resta anche una serata di grande respiro e speranza, una vetrina che sta prendendo sempre più piede per ricordare il nostro talento e le infinite possibilità per poterlo esprimere.
La Vetrina di Danza Contemporanea di domenica 29 settembre, presso il Ridotto del Teatro Verdi, ha poi registrato molta attenzione tra i giovani, chi alla ricerca di ispirazione e chi incuriosito da nuove proposte. Poche le folgorazioni, ma hanno sicuramente colpito gli interrogativi di Toni Flego e Magdalena Wòjcik e l’Annunciazione di Claudia Rossi Valli e Tommaso Monza. Ascoltando il pubblico, arriva inoltre anche la corporalità di Sara Sguotti e il sacrificato estratto da Lucifero di Marco Batti con Giuseppe Giacalone e Filippo Del Sal del Balletto di Siena. Chiude la giornata la precisa restituzione del progetto L.U.X. Studi I, II, III, incontro tra il coreografo Matteo Levaggi e l’artista visiva Samantha Stella con protagonisti i danzatori del progetto #padovadanza2019.

Lasciateci Sognare – edizione 2019
Lasciateci Sognare – edizione 2018
Lasciateci Sognare – edizione 2017
Lasciateci Sognare – premio 2016
Lasciateci Sognare – edizione 2015

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