NID 2019, prime riflessioni

NID 2019, (RE)think dance. (RI)pensiamo alla danza dunque, a quella italiana, contemporanea e femminile. Si perchè giovedì 10 ottobre 2019, primo giorno di NID – New Italian Dance Platform, mette in scena prodotti di coreografe donne, fenomeno all’estero non così diffuso e che continua a generare interrogativi nella critica sulla minoranza del successo coreografico rosa. Interessante dunque vedere in successione i lavori di Michela Lucenti, Cristina Kristal Rizzo, Antonella Bertoni (e Michele Abbondanza), Chiara Bersani, Luna Cenere, Susanna Beltrami (e l’artista associata Erika Silgoner), e rilevare come l’impronta di genere non sia poi così marcata.
Poche le linee che conducono da un lavoro all’altro, quasi inesistenti le cifre comuni; forse sono solo le lunghe chiome ad esaltare o annullare il retaggio di quel primigenio peccato originale. Esempio assoluto il noto capolavoro del 2017 La Morte e la Fanciulla di Michele Abbondanza e Antonella Bertoni sulle note di Franz Schubert. Tre fanciulle (le splendide Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas e Claudia Rossi Valli) traducono il quartetto D810 del compositore austriaco, spiate dall’occhio amicale della Morte. Una coreografia in bianco e nero dove la danza si insinua fino a cavalcare la propria visceralità. Un lavoro seducente, come può esserlo la Morte, intriso di una poetica ancestrale. Mai nudo fu più appropriato, presenza invece costante, e spesso gratuita, in molti altri lavori.
Un altro corpo giace in scena solo nella sua carne, quello di Luna Cenere in Kokoro, versione site specific incorniciata dalle decorazioni pittoriche del quattrocentesco Palazzo da Mosto. Una schiena al pubblico che si scompone, dilata, accarezza, fino ad ergersi nell’auspicato e complesso avanzamento della specie (che non degna però il pubblico del proprio volto). Corpi grezzi ed embrionali quelli delle tre danzatrici desessualizzate da Erika Silgoner in Gôlem, interessanti movimenti che si moltiplicano negli approcci primordiali, senza giungere a conquistarsi un’anima evolutiva.
Torna l’interesse musicale anche con Cristina Kristal Rizzo in VN / Verklärte Nacht sulle note della Notte trasfigurata di Arnold Schönberg, un film muto danzato dove è la musica a dettare la continua alternanza delle entrate: coppie che si succedono senza contaminazione, oliate ed indipendenti ognuna nel suo duetto, la cui fluidità rapisce l’attenzione più della partitura coreografica. Musica in primo piano anche per Ballade di Susanna Beltrami, con le musiche originali composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Cesare Picco e con la voce non sempre comprensibile del performer Delì. Dodici gli uomini sul palco per inscenare lo sconclusionato canto “di tutti coloro che sono stati relegati ai margini”. Interessante l’inizio, i salti nel vuoto che creano catene di atterraggio, le scomposizioni sotterranee, la personificazione dei tasti musicali, per poi improvvisamente sezionare ed abbandonare ai margini i danzatori, la sequenzialità e perfino i possibili giochi luminosi. A recuperare i veri derelitti ci pensa l’esperienza e l’intento di Balletto Civile, dove la drammaturgia è sempre chiara e ben strutturata. La Compagnia sceglie di narrare uno dei loro ultimi acclamati lavori, Bad Lambs di Michela Lucenti. Un incidente stradale toglie la vita al poeta maledetto Emilio Vacca segnando in realtà la perdita fisica o affettiva di ogni personaggio, a eccezione di chi ne ha guadagnato un cuore impiantato o dell’unico già in sedia a rotelle. Oltre alla concomitanza di voce, musica, canto, video proiezione, danza, recitazione, il lavoro è carico di strati di lettura, dalle evidenti disabilità messe in scena, al tema della perdita, i propri fantasmi, la morte che tutto livella. Eppure il risultato è bilanciato, l’equilibrio tra spazi pieni e vuoti sempre in divenire, la storia si proietta nel sociale, i testi sono ironici, il funeral party è la poesia della vita. A poetizzare sempre con grande orgoglio la propria non conformità, non poteva poi mancare l’ultimo lavoro dell’apprezzata Chiara Bersani, Seeking Unicorns.

Una giornata che pianta il seme delle successive riflessioni, a partire dalla forte presenza del danzatore maschile in scena, genere troppo a lungo relegato a supporto e che oggi si gode il suo protagonismo; danzatori italiani con tecniche eccellenti, cresciuti nella ricerca, nella sperimentazione e nella padronanza del movimento; una danza che calamita spesso a terra, non più humus fecondo ma impietoso e freddo suolo che sbarra l’accesso a nuove dimensioni; il ricorrente bisogno di una nudità desessualizzata, come se il movimento non bastasse più ad urlare al mondo i propri bisogni comunicativi; un individualismo disarmante che rivolge spesso la schiena al pubblico, alla faccia dell’audience development (che sarebbe interessante sviluppare in audience need); e a proposito di terminologia, l’inserimento di testi in inglese, chiaro SOS rivolto al di fuori della piattaforma italiana; e per chiudere un po’ leggeri, il raro ma apprezzato utilizzo dell’ironia, l’intelligente sdrammatizzazione che non rifugge dalla presa di coscienza.

→ clicca per leggere l’articolo introduttivo: NID platform 2019 a studio aperto

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  1. Pingback: NID platform 2019 a studio aperto | Parole di Danza

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