NID platform 2019 a studio aperto


NID 2019, (RE)think dance. (RI)pensiamo alla danza, a quella italiana, oggi, e non solo dal punto di vista dell’artista in scena, ma anche dell’operatore che seleziona, il giornalista che ne scrive, l’internazionalità dei circuiti. Una nuova piattaforma di danza italiana, un evento dove osservare e farsi osservare, ma soprattutto dove creare nuove alleanze e occasioni di lavoro. Giunge a Reggio Emilia, per la sua quinta edizione, l’evento biennale della NID – New Italian Dance Platform: quattro giorni, dal 10 al 13 ottobre 2019, per un totale di 27 spettacoli e 1450 ore di danza.
Ma NID diventa sempre più uno spettacolo tra gli spettacoli, con collaterali tavole rotonde, pitching, focus tematici, party serali e attività a carattere informale – dal focus sulla danza urbana in collaborazione con Rete Anticorpi Emilia-Romagna, a quello sul Canada e il Québec grazie alla presenza delle delegazioni culturali in rappresentanza del Canada Council for the Arts e del Conseil des arts et des lettres du Québec – oltre alla presenza di Springback Academy, il progetto nato all’interno del network internazionale Aerowaves e formato da una ventina di giovanissimi critici di danza provenienti da tutta Europa.

Novità dell’edizione 2019 gli Open Studios, “una nuova sezione che intende offrire a compagnie affermate e ad artisti emergenti un’ulteriore opportunità di partecipare alla piattaforma, con progetti coreografici in via di sviluppo e che non abbiano ancora debuttato”. E qui si apre la prima parentesi e i primi interrogativi: 8 le proposte selezionate da Mara Serina, Direttore Artistico CloseUP Festival Crema e Paolo Brancalion, coordinatore dei progetti di L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino su 70 pervenute. Ognuna meriterebbe un capitolo a sè, anche perchè i lavori vengono esposti in vesta di bozza, sia essa video o racconto, o esemplificati in una loro parte coreografica. Gli artisti spiegano (in inglese) le loro intenzioni agli operatori presenti ed il bisogno di sostegno economico per ultimare quelli che in alcuni casi si presentano più come ricerche individuali che nuclei artistici. Non si può non citare la pochezza espositiva di Opacity#5 di Salvo Lombardo/Associazione Culturale Chiasma, che nonostante dichiari di presentare semplicemente i materiali di lavoro esplorati (“con il proposito di criticare l’emanazione di un sapere dominante ed etnocentrico”) essi non godono poi della stesso timing, saltando velocemente da una bandiera italiana ad uno yacht (sulle note del Và pensiero), passando per una danzatrice di stereotipo classico, e soffermandosi infine per infiniti minuti sulla proiezione del particolare di un rapporto anale fino al suo compimento.

Elegia di Stefano Mazzotta

Incontrano invece il respiro ed il sorriso del pubblico rispettivamente Elegìa (o delle cose perdute) di Stefano Mazzotta/Zerogrammi e Les Miserables di Carlo Massari/C&C Company. Il primo, un pulitissimo e poetico esempio di Video Danza con sette artisti di varia estrazione che confluiscono nella danza una “tristezza nostalgica che chiede di essere trasformata”. Un viaggio che attraversa oggetti e persone, perchè la vita “non è possesso, ma appartenenza”. Sembra completo invece l’acuto lavoro di Massari: quattro cignetti in bustino nero con parrucca arancione svolgono la loro performance di fronte a un Re Nudo. Entrano in couru, si inchinano, e poi come miserabili giullari si spostano nello spazio creando sempre nuovi schemi e sequenze, al ritmo della loro voce che ironizza, con apparente serietà, sulla banalità, l’ipocrisia ed il conformismo della nostra società.
Potrebbero forse avere delle opportunità: Annotazioni per un Faust/Evocazioni di Tommaso Monza e Claudia Rossi Valli – Natiscalzi DT, Compagnia Abbondanza/Bertoni nella ricerca di un dialogo tra danza sperimentale e storytelling; Home di Daniele Albanese/Stalker-Nanou Associazione Culturale se la pratica di contrapporre linguaggio verbale e fisico venisse sviluppata in un ampio spazio esterno, come si auspica; e Punk. Kill me please di Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco/VAN Associazione Culturale, semplicemente perchè ci si fida che il suo lavoro continui la ricerca sulla dichiarata trasformazione iconica.

I lavori completi invece corrispondono alla risposta ad una call pubblica aperta a tutte le compagnie professionali italiane che ha visto la candidatura di 202 spettacoli. 15 i titoli selezionati dalla commissione artistica composta da Lanfranco Cis – Direttore Festival Oriente Occidente, Christophe Galent – Direttore Les Halles de Schaerbeek, Belgio, Li Ming – Vice Presidente del Center for Shanghai International Arts Festival, China, Daniele Sepe – Vicedirettore Amat, Steriani Tsintziloni – Co-curatore artistico Athens&Epidaurus Festival, Grecia e Gerarda Ventura – Direttrice artistica Anghiari Dance Hub. Il programma ha così visto in scena AVALANCHE (Marco D’Agostin – Associazione Culturale VAN); BAD LAMBS (Michela Lucenti – Associazione Culturale Balletto Civile); BERMUDAS (Michele di Stefano – mk ); DE RERUM NATURA (Nicola Galli – TIR Danza Associazione Teatrale); FULL MOON (Mauro Astolfi – Spellbound Contemporary Ballet); SEEKING UNICORNS (Chiara Bersani – Associazione Culturale Corpoceleste); GRACES (Silvia Gribaudi – Associazione Culturale Zebra); HARLEKING (Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi – Associazione Culturale VAN); INTRO (Andrea Costanzo Martini – Balletto di Roma); JOIE DE VIVRE (Simona Bertozzi – Compagnia Simona Bertozzi | NEXUS); KOKORO – site specific version (Luna Cenere – Associazione Culturale Körper); LA MORTE E LA FANCIULLA (Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, Compagnia Abbondanza/Bertoni); UN/DRESS – site specific version (Masako Matsushita, Nanou Associazione Culturale); VN (Cristina Kristal Rizzo, CAB 008); WRECK – LIST OF EXTINCT SPECIES (Pietro Marullo – Associazione Culturale Chiasma)

Tra le produzioni invitate invece sfilano i quattro centri di produzione della danza con l’occasione di presentare una proposta distintiva della propria identità artistica. DANCEHAUSpiù sceglie Ballade a cura della coreografa Susanna Beltrami in collaborazione con il compositore e pianista Cesare Picco e la partecipazione del performer Delì, e fa precedere lo spettacolo da un estratto di Gōlem dell’artista associata Erika Silgoner/ESKLAN. Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto valorizza tre pezzi di coreografi italiani e trentenni con il duo “O” di Philippe Kratz, il quintetto Lost In nato dall’incontro tra il pittore Jorge R. Pombo e Saul Daniele Ardillo, danzatore di Aterballetto, e lo spettacolo per ragazzi La Stella Nascosta, anch’esso firmato da Ardillo, in collaborazione con Reggio Children. Il centro di produzione nazionale Virgilio Sieni presenta la nuova produzione 2019, Metamorphosis, per sei danzatori, sulle coreografie di Sieni e con le musiche di Arvo Pärt. Scenario Pubblico CZD va infine in scena con A.semu tutti devoti tutti? della Compagnia Zappalà Danza appena riproposto in un nuovo allestimento.

→ clicca per un breve approfondimento sulle tematiche #NID2019– day 1

NID – New Italian Dance Platform 2019 è stata organizzata da ATER, Circuito Regionale Multidisciplinare, Fondazione Nazionale della Danza e Fondazione I Teatri in collaborazione con Rete Anticorpi:
www.nidplatform.it

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  1. Pingback: NID 2019, prime riflessioni | Parole di Danza

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