Il trionfo della donna caduta nel flamenco di Rocío Molina

Caída del cielo, si cade dal cielo per nascere in questo mondo. É un inno alla femminilità, alla tradizione, alle evoluzioni della vita. Uno splendido rischio quello del Teatro Stabile del Veneto che affida al flamenco di Rocío Molina la rottura degli schemi tradizionali nel connubio dell’arte. Una donna che tiene la scena per un’ora e mezza uscendo dalla bambagia di un abito bianco. Larva strisciante che già a terra scalpita per erigersi, sempre protetta dal ciclo lunare che marca e protegge dal quel cielo le sue infinite fasi. Una crisalide che si libera del suo involucro per rilucere di nero e oro nel suo trionfo guerriero, matador che sfida l’arena della vita protetta solo da una ginocchiera.
Le cifre stilistiche si confondono e susseguono con precisa cadenza grazie al contributo del cante di Kiko Peña ed il toque, la chitarra, di Eduardo Trassierra; quattro uomini ed una batteria che incitano il baile con il loro jaleo (battiti e grida) dando vita e infuocando quell’anima sensuale e guerriera che batte nel suolo la propria fierezza. C’è tutta la storia del flamenco in questo spettacolo, il lamento di una condizione oppressa che marca la propria identità, e quella miscellanea di etnie che si esprime nelle nostre mille anime.
La sensualità di Rocío Molina dipinge ogni quadro, dalla cintura di castità / porta patatine che ironizza sulla potenza di quel frutto proibito, alla dirompente femminilità che trasuda da quell’anima da wrestler in accappatoio. E poi arriva la regina delle fasi lunari, quella che muove il mondo e gli dà vita. La gonna e le gambe sono ora intrise di sangue, ancora una volta si alzano al cielo per urlare la propria metamorfosi. Ma è un dolore generativo che al suo passaggio lascia traccia di un quadro immenso, una fiamma ardente che si posa al centro della scena come una placenta abbandonata. Il pubblico vorrebbe a sua volta incitare questo cammino di liberazione, ma solo nell’atto finale viene invitato al baccanale pop, tra giacche rosa, grappoli d’uva e fiori per ogni donna liberata.

Lara Crippa

Scopri le date su Sguardi di Danza @corriereveneto

 

“Caída del cielo”, Rocío Molina, visto al Teatro Verdi di Padova il 20/02/2020

co-direzione artistica, coreografia, direzione musicale: Rocío Molina
co-direzione artistica, drammaturgia, direzione luci e spazio teatrale: Carlos Marquerie
musicisti: Eduardo Trassierra (chitarra), José Ángel Carmona (voce e basso elettrico), José Manuel Ramos “Oruco” (percussioni e beat), Pablo Martín Jones (batteria, percussioni, musica elettronica)
coreografa collaboratrice: Elena Córdoba
stilista: Cecilia Molano
direzione tecnica, luci: Antonio Serrano
suono: Javier Álvarez
direttore di scena: María Agar Martínez

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