La salvezza dell’Arte: Dante Metànoia

Metànoia, cambiare idea, mutare il proprio pensiero, pregiudizio, ideologia. Percorrere nuove strade all’interno di sé, come ha fatto Sergei Polunin con la propria vita e che ora porta in scena con un ambizioso spettacolo su Dante per Ravenna festival, in occasione dei 700 anni dalla morte del sommo poeta. “Viva Dante”, celebra la città che ne custodisce le spoglie, viva La Divina Commedia ed il suo viaggio salvifico. È a questo viaggio che si ispira il “danzatore ribelle”, noto ancora oggi per la sua giovane carriera, la perdizione, i tatuaggi, i video musicali. Un viaggio che percorre le tre cantiche con la sola voce di Andjela Ninkovic come guida. Protagonista assoluto, Sergei Polunin, dilata la propria vita riproducendosi in un universo dimensionale. La solitudine del proprio esilio propone solo la propria replica, ma in realtà è la molteplicità dell’arte a sostenerlo, dandogli forma e senso. Tre artisti diversi coreografano, compongono e disegnano le tre tappe del viaggio iniziatico verso la conoscenza. Una conoscenza qui meno universale e più particolare, ma che si adempie comunque grazie al dialogo corale dell’ingegno creativo.

Inferno, Purgatorio, Paradiso. Tre coreografi dunque, tre compositori, tre video o set designer. Un equilibrio che, scevro da ogni supremazia, rispetta le tripartizioni dantesche e tutto movono. L’unico eventuale squilibrio si può trovare nel tempo trascorso nei tre mondi, rendendo così ancora una volta l’Inferno più affascinante, cangiante e noto. Il canto introduttivo non giustifica infatti una permanenza doppia nel mondo infernale rispetto agli altri due mondi, nonostante l’ineffabilità paradisiaca. Il danzatore incappucciato presenta la sua selva oscura unitamente al raggio illuminante. Le proiezioni gigantografiche di sé, insieme ai costumi, stagliano e oppongono il nero al bianco, il male che contiene il bene, l’angelo caduto nel cupo baratro. L’immedesimazione è tale che anche il passo è incerto nelle prime pirouette. La coreografia di Ross Freddie Ray non percorre le contaminate e incalzanti note di Miroslav Bako, ma sottopone Polunin a continue piqué, chaîné, tour-en-l’air come a sottolineare un vorticoso passaggio da un cerchio infernale all’altro. Solo le braccia fanno uscire l’anima da quella insistente codifica che finisce per incatenarlo al palco. Tutt’intorno a Dante-Polunin gli schermi di Yan Yanko creano e ricreano inferni cinematografici alla Peter Jackson dove scorre Caronte, si impone Cerbero o si insidia Gerione, tra l’affollamento della palude Stigia e il silenzio della città di Dite, la piova etterna e il fiumicello di sangue. La scena si chiude con un imponente Lucifero che sbatte le sue ali da pipistrello, ma molto meno spaventoso e “brutto” di quello dantesco.

Purgatorio e Paradiso scivolano uno nell’altro nel secondo tempo, a differenza dell’opposizione sistemica originale. Polunin sceglie proprio il Purgatorio da coreografare, terra di mezzo in cui si identifica al momento, terra di libertà spirituale che necessita di un rito purificatorio. Gli abiti sono bianchi, le musiche di Gregory Reveret percorrono le architetture video di Marcella Grimaux fino a regolare la spirituale ascesa al monte. Nessuna schiera incrocia la sua danza, protagonista di una maggiore libertà coreografica che ripulisce le linee controllandone l’espressività dei movimenti. Compaiono più salti, per liberarsi del passato e prepararsi “a salire le stelle”. Una percussione traduce quel salto nel silenzio della trasumanazione, le cui redini vengono cedute ai fratelli Bubeníček. La danza si libera dagli orpelli virtuosi e cede il passo al Paradiso delle sfere dantesche. Le proiezioni geometriche si dilatano nell’infinitezza del cosmo, mentre il movimento fluisce nelle musiche di Kirill Richter. Il bianco occupa tutto, costumi, fondale, pianoforte, fino ad una schiera di volti che contengono l’immagine di Polunin adorno del sorriso dei beati. Che siano la conoscenza e l’amore le chiavi di tutto, lo spettacolo non lo racconta. Narra invece la propria metànoia, mettendo in scena il proprio Inferno come memento, appropriandosi di un Purgatorio disabitato e celebrando un Paradiso perduto.

Lara Crippa

“Dante Metànoia”, visto al Teatro Alighieri di Ravenna il 03/09/2021

di e con Sergei Polunin

Inferno
coreografia Ross Freddie Ray
musiche Miroslav Bako 
video design – mapping Yan Yanko
voce di Dante Vincenzo Spirito

Purgatorio
coreografia Sergei Polunin
musiche Gregory Reveret
video design – mapping Marcella Grimaux, Aaron Kaufman, Daniel Faubert – Noisy Head Studio
stage design Noisy Head Studio and The Fury

Paradiso
coreografia Jiří Bubeníček
musiche Kirill Richter
set and video design Otto Bubeníček

pianoforte Kemal Gekic, Kirill Richter
voce Andjela Ninkovic
percussionista Gianmarco Petrucci
lighting design Konstantin Binkin
direttore tecnico Steve Mauri
assistente ai costumi Tatjana Strugar
video operation director Francis Corbeil
concept/libretto Zrnka Miskovic

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